lunedì, 30 marzo 2009

Nasce l’associazione SINISTRA PER LA COSTITUZIONE

Per iniziativa di un gruppo di cittadini in gran parte iscritti a Sinistra Democratica è stata costituita l’Associazione "Sinistra per la Costituzione".
Non si tratta di un nuovo partito politico (nella sinistra già sono presenti fin troppi gruppi politici), ma di un’associazione politica che, in un momento in cui a destra, ma anche in alcuni settori di centro-sinistra, si mettono in discussione i principi fondanti della Costituzione, si propone il rilancio di una politica unitaria di tutta la sinistra, muovendo proprio dalla condivisione dei principi fondamentali della Carta Costituzionale.
Primato del lavoro, uguaglianza senza alcuna distinzione di razza e religione, democrazia sociale, politica della pace e rifiuto di qualsiasi politica di guerra, laicità dello Stato, difesa della scuola statale e della libertàdi insegnamento, indipendenza della magistratura, pluralismo politico e democrazia partecipata: questi sono i temi sui quali l’Associazione si propone di impegnarsi in stretta collaborazione con tutte le associazioni le organizzazioni politiche e i movimenti della sinistra, creando in tal modo le premesse per un impegno unitario nel rispetto delle diverse sensibilità, ma anche con la necessaria coerenza.
L’Associazione intende impegnarsi non solo nella riflessione e nella elaborazione culturale che è preliminare ad ogni iniziativa concreta, ma anche nella pratica politica quotidiana, ritenendo che si debba superare nella sinistra la dicotomia tra impegno culturale e concreta pratica politica, anche a livello istituzionale; in tale senso l’Associazione sin dalla sua costituzione ritiene di sostenere direttamente e concretamente nelle prossime elezioni amministrative a Firenze ed in Provincia la presenza di una coalizione di sinistra aperta a tutte le diverse sensibilità, concorrendo a promuovere in concreto una svolta nella politica delle istituzioni locali.
Per questo l’Associazione si collocherà a sinistra in opposizione sia al PD di Renzi che al PDL di Galli ,cercando di contribuire ad una ricomposizione unitaria della sinistra.

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venerdì, 27 marzo 2009
Una coalizione di sinistra alternativa è necessaria per il governo della città

Riaffermiamo il percorso iniziato due mesi fa per offrire ai fiorentini una candidatura unitaria in alternativa e in opposizione alle candidature del PD e della PDL: al tavolo, riunito in una casa del popolo hanno partecipato l’Associazione per La Sinistra Unita Plurale, PRC, PdCI, Un’altra città, Verdi, lista Spini, area critica della Sinistra Democratica (che si trasformerà in Associazione Sinistra per la Costituzione), condividendo l’importanza di un progetto politico e sociale da perseguire con pervicacia ed efficacia per il livello locale e simbolicamente importante sul piano nazionale per contrapporsi all’esclusione della sinistra dal parlamento e rompere la logica del bipolarismo che diventa sempre più un bipartitismo soffocante.

Sui programmi si è raggiunta una sostanziale condivisione, frutto di una visione della città del futuro che non deve rimanere sotto scacco dei poteri economici, della speculazione edilizia e delle politiche securitarie, ma aprirsi ad un’amministrazione trasparente e partecipata, alla cultura dell’accoglienza e della pace, a politiche del lavoro in grado di far fronte alla crisi economica in atto e dare risposte ai ceti popolari. Si sono valutate tutte le candidature in campo, tutte autorevoli, ma sulle quali era necessario definire criteri di valutazione quanto a capacità di confermare e attrarre nuovo elettorato.

Riteniamo pertanto sia necessario e tutt’ora valido questo tavolo di confronto fra forze diverse e rimaniamo disponibili ad un ulteriore passaggio che metta al centro gli interessi dei cittadini e della sinistra, che il governo di destra e un’opposizione formale del PD rischiano di cancellare per sempre dall’orizzonte del nostro paese con grave pregiudizio per la democrazia..

La città di Firenze, gli elettori di sinistra e i lavoratori, chiedono una proposta netta e alternativa alle politiche attuali. Noi sentiamo tutta la responsabilità di costruire una prospettiva di sinistra unita per il futuro della città.

PRC

Associazione Sinistra per la Costituzione
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lunedì, 23 febbraio 2009

IL LAVORATORE CHE SERVE

 

Qual è il lavoratore che serve alla moderna impresa? L’impresa vuole un lavoratore che non abita troppo distante dal luogo di lavoro. Ma che quella distanza sia sempre rinegoziabile che sia capace di mobilità, cambiando paese o città. L’impresa vuole che non abbia il peso di una moglie o di un marito o dei figli, perché tutto ciò significa scuola, mutuo, radici. Il lavoratore ideale non ha vincoli affettivi ed evita di crearseli, deve essere pronto a riadattarsi, ad assolvere nuovi compiti accettando nuove priorità che coincidono con quelle dell’azienda. Deve evitare qualsiasi attitudine abitudinaria. La sua vita non ha importanza, la sua vita deve essere svuotata fino alla percezione di non averne una,  di muoversi in una pseudo-vita riempita nei suoi piccoli interstizi pre e post lavoro di momenti che evitano approfondimenti personali e interpersonali che evitano qualsiasi analisi introspettiva, ma che siano capaci di alimentare identificazione, spirito di sacrificio,  fedeltà, legame indissolubile, quasi religioso con il suo datore di lavoro. E’ la dipendenza.

La pseudo vita deve essere ricca di niente. E’ la logica del fast food a pranzo e dell’aperitivo la sera. E’ una logica che deve automatizzare il processo mentale mettendo al primo posto l’azienda, il diretto superiore, è la logica che vede l’azienda come educatrice, capace di far raggiungere surrogati di status, sotto forma di piccoli beni di consumo fintamente elitari a loro volta generati dallo stesso mercato in cui l’impresa opera. Fast food e aperitivo a 30, 40, 50 anni poi l’utilità e la produttività scemano, l’aspetto esteriore e le sinapsi si deteriorano e avviene la rottamazione che deve avere forme non lamentose e ovviamente senza l’apertura di  contenziosi. Così a questi lavoratori quasi sempre impiegati o quadri intermedi restano una bella borsa firmata, un abito carino nell’armadio, un paio di gioielli, tutti acquisti usati  e agiti per colmare mancanze e essere visibili nella lotta dei simboli per essere socialmente riconosciuti. Il lavoro capillare viene fatto a livello mentale, con lo svuotamento della coscienza e il riempimento attraverso il fun, l’intrattenimento,  il sesso,  la televisione, la pubblicità per creare un’umanità ipercinetica e frivola che non s’interroga su niente, che è disabituata al pensiero e alla codificazione dei sentimenti, perché gli affetti sono una zavorra, un impedimento, una diacronia del meccanismo e intanto la vita è finita.

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lunedì, 23 febbraio 2009

 

PER CHI LAVORA E’ CRISI NON RECESSIONE

Crisi Economica o Recessione. Anche se ogni definizione è di per se una limitazione concettuale, è chiaro stiamo vivendo una crisi del sistema che è globale per sua definizione. Ogni settore ne è toccato, ogni forma di produzione, ogni mercato mondiale.

Gli interrogativi sono molti. Torneremo a produrre merci in questo paese? Quando qui chiudiamo un’azienda e s’interrompe la produzione poi questa se riprenderà dove lo farà? Ora le imprese, quelle solide non quelle picaresche, hanno quasi sempre un approccio darwiniano al problema. sapendo che dove c’è crisi si creano due tipi di selezione: una industriale e una umana.

La selezione industriale fa si che i sopravvissuti  siano i migliori (dicono loro), spesso non per meriti propri, ma ad esempio per l’aiuto dello Stato. Per i sopravvissuti i mercati si allargano e si possono fare acquisizioni di aziende moribonde a buon prezzo. La crisi serve anche per fare selezione umana, ridurre i costi tagliando teste, va da se che i primi a cadere sono i contratti a termine, ma si può anche eliminare il personale scomodo che ormai è divenatato quello con il contratto a tempo indeterminato, che poi in caso di bisogno si può sostituire con forme di contratto flessibili, meno costose, introdotte dalla Legge.30.

Appare chiaro che il lavoratore dipendente è il più indifeso. Se l’impresa va bene guadagna sempre lo stesso salario, non può influire sulle strategie dell’impresa se questa decide di non reinvestire nell’azienda l’utile prodotto e magari opti per speculazioni finanziarie di varia natura, un esempio d’attualità è il cambio di destinazione d’uso di aree industriali per riconvertirle in aree edificabili con buona pace dei lavoratori. E’ quindi il lavoratore che paga per primo le scelte errate del management e spesso le paga due volte, cioè contribuisce di tasca propria anche alla sopravvivenza stessa dell’impresa, perché l’intervento dello Stato non è altro che l’intervento degli stessi cittadini/lavoratori che vedranno conseguentemente diminuire a proprio scapito i servizi offerti da un’amministrazione pubblica impoverita.

L’impresa oggi non si qualifica più per il suo rapporto con il lavoro e il lavoratore esce da questi ultimi anni come estremamente indebolito, quasi con un drammatico salto temporale all’indietro nei diritti e nelle possibilità di essere capace d’incidere sulle scelte economiche. Da qui l’importanza di tornare a qualificare il lavoro e di proteggerlo. Serve un aumento del salario attraverso lo strumento della contrattazione nazionale, servono ammortizzatori sociali veri ed efficaci, serve combattere la Legge 30 proprio nella sua filosofia che è tale da non creare prospettive di sviluppo civili per un paese che vuole crescere. Serve uno stato sociale più efficiente e attento alle esigenze di chi ha bisogno. Questa battaglia dovrebbe vedere impegnati il sindacato, i lavoratori, le associazioni di consumatori e le forze politiche di sinistra capaci di leggere tutti i limiti del liberismo che mai come in questi anni in cui ha agito come sistema unico ci ha mostrato.
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mercoledì, 04 febbraio 2009
Adesso è necessario un impegno unitario della sinistra per la difesa della democrazia.

 

L’accordo tra PD e PdL  sulla legge elettorale per le europee con lo sbarramento del 4% tenta di impedire,  approfittando anche delle colpevoli divisioni dalla sinistra, che centinaia di migliaia di cittadini abbiano una rappresentanza democratica; è un atto di killeraggio politico che va al di là specifica scadenza elettorale; peraltro tale scelta si aggiunge alle posizioni assunte dagli esponenti del PD rispetto alla CGIL, alla questione morale, al federalismo,alla scuola , ecc.

La Direzione nazionale di SD ha dato una chiara indicazione per una ferma risposta a tale scippo di democrazia; noi iscritti a SD auspichiamo che ora la sinistra tutta metta da parte ogni  polemica e soprattutto la sua vocazione per le divisioni interne e   riesca a trovare una spinta unitaria non solo per il rilancio di una politica di sinistra, ma, a questo punto, per difendere la democrazia nel nostro Paese.

Tale esigenza ,assolutamente prioritaria, richiede però una doverosa precisazione in merito alla scelta delle primarie di coalizione anche per evitare per l’avvenire il ripetersi di equivoci e malintesi. Dobbiamo difatti ribadire che la scelta di partecipare alle primarie di coalizione non è stata preventivamente discussa nei circoli di Sinistra Democratica; ma soprattutto non possiamo non ribadire, anche alla luce dei comportamenti del PD,il giudizio negativo sulla scelta di un accordo a priori con il PD;ciò premesso, siamo anche noi fermamente convinti che  SD debba  proporsi l’obiettivo primario di una larga aggregazione della sinistra; l’Associazione " Per la Sinistra" è certamente  un passo importante in tale direzione; peraltro a Firenze nella stessa direzione ci sono da tempo altre interessanti esperienze che testimoniano come l'unita  della sinistra sia una esigenza largamente diffusa.

A questo punto, preso atto dell' evidente difficoltà  di continuare un’alleanza con il PD (peraltro un minimo di logica rende palesemente contraddittoria  e difficilmente comprensibile una campagna elettorale per le elezioni di giugno per l’alleanza con il PD per il Comune e Provincia e nello stesso tempo per un voto alternativo al PD per le europee), riteniamo che sia necessario recuperare il tempo perduto e costruire subito con un percorso partecipato ed aperto al confronto con tutte le forze della sinistra (organizzate e non ) per definire un programma per Firenze e nello stesso tempo lavorare tutti nelle diverse realtà per una sinistra non subalterna, ma con un proprio ruolo autonomo e propositivo.

Ci auguriamo che, pur con le diverse sensibilità che certamente ci sono , ma con uno spirito unitario e rigorosamente rispettoso delle regole democratiche, si possa rilanciare il ruolo di SD nella prospettiva di una sinistra unita ed in grado di contrastare le tentazioni autoritarie ed egemoniche da qualsiasi parte provenienti.

.Massimo Bertolà, Sebastiano Busia, Salvatore Cingari, Pino Comanzo, Luciano De Carli, Jacopo Landi, Enrico Lauricella, Corrado Mauceri,Siliano Mollitti,Federico Perioli,Susetta Salucci,Anna Soldani, Gisancarlo Tomassini, Gianfranco Tomassini.

 

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venerdì, 23 gennaio 2009
QUESTO IL NOSTRO DOCUMENTO PUBBLICATO STAMANI DAL "MANIFESTO"
Iniziativa di SD per un confronto programmatico con tutte le forze della sinistra.

Dopo la pesante sconfitta elettorale del 13–14 aprile le forze della sinistra Arcobaleno a livello nazionale e locale, non solo non riescono a ritrovare la necessaria unità, ma accentuano le divisioni con scelte unilaterali e spesso verticistiche che indeboliscono nel complesso tutta la sinistra.

Le stesse iniziative volte ad avviare forme di aggregazione a sinistra, sono diventate momenti di ulteriore divisione nella sinistra. Conseguenze queste legate sia al il metodo applicato per l’aggregazione sia per la scelta di privilegiare, a prescindere dalle scelte di programma, l’alleanza con un PD diviso, a livello locale e nazionale, da personalismi interni e promotore di politiche moderate e talvolta ambigue. .

A Firenze in particolare la scelta, decisa in modo verticistico e senza il necessario coinvolgimento dei circoli di Sd, di partecipare, con l’Associazione "Per la Sinistra," alle primarie di coalizione in una sostanziale subalternità al PD sia per quanto riguarda i contenuti programmatici, nei quali si parla di prosecuzione dell’azione di governo svolta negli ultimi 15 anni a Firenze senza accennare in alcun passaggio alla discontinuità nel metodo e nel merito, sia per la scelta ( peraltro ancora non definita dal PD) delle candidature, ha creato un diffuso malcontento tra gli iscritti ad SD, ma soprattutto non ha consentito a SD di svolgere con la necessaria coerenza quel ruolo di forte aggregazione della sinistra, necessario anche per un confronto programmatico con lo stesso PD.

Ci rivolgiamo pertanto a tutti gli aderenti a SD che vogliono impegnarsi nella costruzione di una sinistra unita e forte, aperta al confronto, ma non subalterna alle scelte moderate del PD ed auspichiamo che in tale prospettiva si possa tutti insieme rilanciare l’azione politica di SD ad ogni livello, locale e nazionale, anche in vista delle prossime elezioni europee.

Riteniamo pertanto che, a fronte delle vicende interne del PD dopo l’assemblea del PD che ancora una volta ne testimoniano la degenerazione e l’inaffidabilità, SD debba sollecitare un’immediata presa di distanze da un accordo precipitosamente sottoscritto con il PD ed avviare finalmente un percorso democratico che definisca anzitutto le regole di un’amministrazione democratica e trasparente e le scelte programmatiche più qualificanti per una forza politica che voglia preoccuparsi anzitutto della vivibilità della nostra città e della tutela delle fasce più deboli della popolazione.

A tale fine indichiamo sin da ora alcune regole e principi che possono rappresentare la base di un programma condiviso e nello stesso tempo dare un chiaro segnale di discontinuità rispetto all’esperienza dell’attuale Amministrazione per molti aspetti di metodo e di merito non condivisibili:

1) Questione morale, trasparenza e partecipazione: nella scelta delle candidature, nelle nomine, negli appalti, nei bilanci, negli atti amministrativi lungo tutto il loro iter devono essere garantiti il principio della rotazione degli incarichi, del rigoroso divieto di cumulo di incarichi e l’assoluta trasparenza e la partecipazione democratica con possibilità di intervento da parte dei cittadini e obbligo di risposta motivata da parte dell’Amministrazione;

2) Etica della politica: la politica non è un mestiere, ha un inizio e una fine, ma non può rappresentare il fine della vita di un cittadino/a; la politica è un servizio a vantaggio della collettività e non di se stessi, di partiti, di gruppi di potere, di lobbies; da ciò deriva la necessità della rotazione degli incarichi pubblici, del divieto di cumuli di incarichi di un controllo severo e costante da parte delle forze politiche sull’operato e la competenza degli eletti e degli amministratori e, annualmente, ad opera degli elettori nelle sedi istituzionali, secondo regole da stabilire con apposito regolamento e da approvare dall’Assemblea Consiliare;

3) Firenze città metropolitana e decentramento: i due livelli di governo del territorio non sono contrapposti: la città deve essere considerata nel suo aspetto metropolitano per tutti i servizi, viabilità, trasporti, rifiuti, sanità, cultura, ma deve essere pronta e vicina ai bisogni e alla volontà dei cittadini , quando questi si esprimono individualmente e collettivamente come portatori di esigenze reali e concrete, senza ombra di profitto personale o di gruppo;

4) Accoglienza e laicità: la politica deve far sì che la città sia accogliente per i suoi cittadini presenti e futuri senza distinzione di sesso, di razza, di provenienza, di reddito, di religione,di lingua, di livello culturale;deve cioè guardare al loro inserimento e benessere psico-fisico mediante lo sviluppo e la salvaguardia del posto di lavoro, l’offerta di una scuola di qualità, la programmazione di un piano casa che prioritariamente tenga conto dell’esistente senza andare possibilmente a cementificare in modo dissennato e, in ogni caso, privilegi interventi di edilizia economica e popolare e residenziale per studenti.

 

Siamo fermamente convinti che SD possa ancora dare un contributo per il rilancio di un’iniziativa aperta ad un confronto con tutte le forze di sinistra, senza preclusioni e personalismi. In questa direzione proponiamo un sollecito incontro dei compagni dei circoli di SD e ci impegniamo sin da ora per organizzare, speriamo con il contributo del gruppo dirigente di SD e dell’Associazione Per la Sinistra, in vista delle prossime scadenze politiche locali e nazionali, un confronto pubblico sui temi politici più rilevanti con tutte le forze della sinistra.

Massimo Bertolà, Sebastiano Busia, Salvatore Cingari, Pino Comanzo, Jacopo Landi, Enrico Lauricella, Corrado Mauceri, Siliano Mollitti, Carlo Moscardini, Federico Perioli, Susetta Salucci, Anna Soldani, Giancarlo Tomassini,Gianfranco Tomassini

 

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mercoledì, 14 gennaio 2009

Dai sondaggi del Corriere ai sogni


I sondaggi del Corriere Fiorentino di ieri fanno capire quanto il processo di bipolarizzazione di questo paese sia forte e radicato non solo dentro il disegno dei due grandi partiti interessati a contendersi la maggioranza politica nazionale, ma anche nella mente dei cittadini elettori che probabilmente stanno interiorizzando un concetto a mio avviso molto pericoloso e cioè, che un pensiero altro e un’azione politica conseguente sia superflua e inutile se non addirittura dannosa in quanto, secondo loro, incapace di essere produttiva su un piano di governo.

Lo schema mentale dell’essere visibili ad ogni costo pervade ormai ogni scelta e contesto sociale e crea una sorta di battaglia per il riconoscimento, una lotta per essere riconoscibili, visibili ad altri invisibili con ogni metodo e mezzo, perché solo emergendo alla vista dell’altro ci si sente di far parte di questa umanità.

Il livello di omologazione che questo “sistema di pensiero” innesta a livello sociale si riverbera secondo il mio punto di vista nella mancanza di elementi sognanti, di una immaginazione altra del mondo, di utopia intesa come stimolo alla ricerca e sostanzialmente, questa è un riflessione natami in queste settimane vedendo i massacri di Gaza e osservando l’immobilismo politico e la quasi nulla mobilitazione delle persone, nella mancanza di un sentimento forte e preciso, quello dell’amore verso l’uomo e la donna.

Per questi motivi c’è grande necessità di una Sinistra unita e specifica, capace di raccogliere la sfida e di far coincidere due tratti. Uno la capacità di rappresentare, di trasformarsi in massa critica necessaria a incidere nella società; l’altro di non smarrire, annacquare, diluire la capacità d’immaginazione e sperimentazione di modi diversi di stare assieme, di disegnare società, di affrescare sogni, di vedere all’orizzonte equilibri diversi per l’uomo che non s’illude della sua eternità.

Nei processi fin qui innescati, e Firenze ne è l’emblema, purtroppo vedo ripreso solo il concetto di visibilità, mal declinato peraltro e posto come unico obbiettivo possibile. Ma essere visibile non significa essere utile, se non utile solo ad personam.

La sinistra non può prescindere dalla questione etica, non può e non deve smettere mai d’interrogarsi sul perché e per conto di chi si fa politica, non deve sbrigativamente liquidare la sua democrazia interna in nome di velocità ed efficienza, non deve essere subalterna a forze di maggioranza che non ne rappresentano in alcun modo le istanze e la stessa ragione d’essere pena la sua estinzione. La crisi del Partito Democratico, al momento forse il partito più commissariato d’europa, la sua inadeguatezza sul piano delle idee, la sua incapacità di rispondere alla crisi, dovrebbero essere una spinta forte all’apertura di un dialogo serrato di tutta la sinistra a ricercare una piattaforma di lavoro comune, di rilancio, di grande unità plurale.

Chi corre adesso a fare da stampella al PD smaschera se stesso solo come vassallo di un sistema di potere e non dica di essere capace di poter scovare le ambiguità e portarle alla luce, perché quella è una funzione intellettuale fortissima e profonda che attualmente vedo completamente spenta all'interno di quel processo.

Per noi la nobiltà non è un diritto di nascita ma è determinata dalle proprie azioni

 

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lunedì, 22 dicembre 2008
APPELLO PER FIRENZE CITTA' ETICA
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venerdì, 05 dicembre 2008
La politica fiorentina e la vicenda Castello
Ora ciò che è pubblico appartiene alla collettività, è pagato, costruito, mantenuto in efficienza con il denaro della collettività. Ciò che è pubblico deve rispondere ad un’unica domanda, rispondere alla copertura di un bisogno espresso dai cittadini ovviamente con la mediazione della democrazia che aiuta a individuare le priorità, i bisogni primari, secondari e via declinando non di molto però, perché si sa che le risorse sono limitate.

Questo filtro democratico dovrebbe derivare dai punti indicati sui programmi elettorali, tali da convincere i cittadini elettori sulla bontà delle idee, dei piani di sviluppo, della visione di futuro dei vari schieramenti in campo.

Tutto ciò appare ormai saltato.

Chi amministra ciò che è pubblico, chi si prende in carico questa difficilissima responsabilità non deve mai, dico mai dimenticare l’importante ruolo che ricopre, pur non conoscendo per nome e per storia le centinaia di migliaia di persone che gli derogano questa funzione. Persone che nella quasi totalità faticano a cedere parte delle proprie risorse, che hanno bassi salari, che si fidano per responsabilità, senso morale, senso civile, comprendendo che è lo stare insieme costruendo un forte legame di comunità e dividendo le risorse, l’unico modo di vivere o più spesso sopravvivere a questo mondo.

Chi governa ciò che è pubblico, che lo faccia in nome di valori liberali o socialisti poco importa, non può perseguire interessi di pochi, non può indugiare su se stesso e sul proprio potere, non deve cedere all’idea dell’arricchimento personale per se o per i suoi cari.

La Toscana e Firenze non è immune dal virus della corruzione dei suoi governanti. Lo si scopre amaramente, per ora soprattutto corruzione di forma, in questi giorni.

Lo si scopre adesso, ma se ne parla da tempo, come voce di popolo, voce saggia che parla del potere come qualcosa che si auto riproduce, che si sclerotizza, che in attaccato si sente non attaccabile, invincibile, manovriero, circondato da varie cinte di mura fatte di partiti collaborazionisti, associazioni imprenditoriali, media compiacenti, varie organizzazioni corporative che schermano, si sacrificano, fanno quadrato, certe che il potere in qualche modo contraccambierà.

Certo fa male, forse a noi fa più male sapere che gli uomini son tutti uguali. Che coloro che si sono fatti portatori dell’idea socialista prima comunista poi, adesso non si sa, cadono nella stesso linguaggio, nella stessa sintassi di coloro che per anni hanno combattuto come gl’inquinatori della vita politica di questo paese tradendo il cambiamento che tanti hanno sognato e per il quale hanno speso tempo, passione e in alcune circostanze la vita.

Fa male constatare come un pezzo di città, di suolo, venga calpestato, svilito, venduto in nome di carriere da costruire, denari da sbloccare, parabole da installare, baratti, scambi di roba, senza alcun rapporto con i bisogni umani emergenti, con la visione di una città nuova, meno caotica, più ecologica, in grado di produrre una socialità viva, elastica, cooperante e libera.

Tutto ciò appare normale nel malcostume generale, nell’uomo che si atomizza sempre più il cui pensiero più lontano raggiunge i confini della sua cerchia familiare. Questa degenerazione culturale che come uomini di sinistra siamo sempre pronti a stigmatizzare negli “altri” , la scopriamo viva e attiva in una parte del nostro mondo che risponde con le stesse frasi (“io scherzo sempre così”) con le stesse minimizzazioni (“ma era una battuta”) con gli stessi trasformismi (penso alla rigidità dei regolamenti applicati sulla pelle cittadini e alla capacità di lascare le norme che rigurdano i governanti) che denotano un tratto culturale che a sinistra non vogliamo.

Fare l’interesse pubblico, anteporre al primo posto i bisogni reali dei cittadini deve essere per chi fa politica un dogma non può essere altrimenti, come un dogma deve essere la moralità delle persone impegnate in politica. Si chiede aria nuova, rottura di vecchi schemi, posizioni chiare, eliminazione del vecchio squallore. Si ricevono bizzantinismi, distinguo improbabili, solite dietrologie sull’arrivo della destra se non si fa quadrato( la destra è dentro questo sistema, ha una parte in commedia e quella gli interessa tenere, altrimenti ed è lapalissiano se avessero voluto utilizzare tutto ciò per meri scopi politici lo avrebbero già fatto da anni…) Tutto ciò è inaccettabile e irricevibile.

Da Sinistra ci aspettiamo ben altro. Un moto, uno scatto d’orgoglio, la riaffermazione di principi etici e morali, di forma e sostanza, tocca sempre ripetermi, dentro le quali questi elementi siano componente assolutamente non negoziabile.




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venerdì, 21 novembre 2008

La Sinistra e la questione Firenze

 

La costituzione di una forza unitaria di Sinistra a livello nazionale sta diventando sempre più kafkiana, fra appelli, nomi aggiunti e poi sbianchettati, trame da operetta e fenomeni di poltergeist.
M'interessa però in questa sede riflettere un attimo sulla questione fiorentina facendo purtroppo un'amara riflessione, ma con la speranza che quanto avviene qua non diventi un paradigma esportabile, altrimenti temo che qualsiasi progetto serio di costituente nazionale presente, futura o futuribile fallirà miseramente.

A Firenze il livello di complessità è molto elevato, nonostante il PDL ormai sembri sempre più uno sparring partner che si accontenta semplicemente della "borsa" che gli passa il campione (PD) per far divertire il pubblico. Il nuovo sfidante a sinistra invece non c'è perché decide che non vale la pena neanche provarci.

A sinistra, lo dicono i giornali, i rumors, gli esiti degli incontri fra i gruppi che si tengono con la modalità dei ravers, l'accettazione della subalternità al Pd, il quale ha già monopolizzato il dibattito politico dei prossimi mesi, sia con l'uscita delle sue linee programmatiche sulla città, sia con le primarie che partono fra pochi giorni, è già un dato di fatto, anche se non era nei piani.

Non era nei piani accettare un programma che è fatto da un brutto impianto generale e che ha alcuni tratti del tutto irricevibili come il piano sulla privatizzazione dei servizi essenziali.
Un programma che non sarà modificato certo nelle sue linee portanti, ma che al più sarà arricchito da qualche paragrafo per mostrare che la controparte a Sinistra respira.
Un programma che contiene alcuni nodi, vedi la mobilità, dove i territori si erano già espressi con netta contrarietà per fare un esempio sul ponte di Mantignano. Un programma che inizia con la dichiarata continuità con i precedenti 12 anni dove sono stati commessi notevoli errori che la stessa Giunta ha in parte ammesso, ma che qui non riconosce: risparmio energetico, politiche abitative, viabilità con i parcheggi scambiatori vuoti, faraonici parcheggi centrali vuoti, con il traffico che non si capisce se deve stare dentro o fuori ma solo che non verrà eliminato. E poi la vera perla, cito "L'elemeno vincente è il potenziale creativo che appartiene a ciascun singolo individuo che è libero di scegliere dove e con chi prestare la propria unica e speciale capacità professionale" frase questa che sembra uscita da un manualetto dei corsi vendita di Publitalia, un vero inno all'individualismo.

Non era nei piani regalare tutto lo spazio a sinistra a Rifondazione che apparirà ai più l'unica vera forza di Sinistra rimasta.

Non era nei piani fare un lavoro sotterraneo lontano dai cittadini, dai militanti, senza alcuna partecipazione alle scelte da parte di quest'ultimi.

Era nei piani invece la costruzione di un programma di Sinistra, partecipato da tutte le forze, condiviso, frutto del lavoro di gruppi composti da cittadini dei territori che avrebbero dovuto essere protagonisti impegnati e ascoltati di un processo di coinvolgimento della società civile che non dorme, come pensano i dirigenti, ma che si manifesta -come ci mostra il movimento di queste ultime settimane- con responsabilità, voglia di spazio, e contenuti.

Era nei piani una forma di rinnovamento della politica e delle sue pratiche che smantellasse le vecchie logiche di apparato, che ponesse la capacità di decentrare le decisioni in contrapposizione al dichiarato morto centralismo, che proponesse incarichi a rotazione, decisione di merito sulle questioni col metodo una testa un voto.
"La forma è essa stessa sostanza di un progetto politico" e non la si può disgiungere dall'obiettivo con leggerezza, tanto più nel momento che la Sinistra italiana vive oggi. Perché l'obiettivo è importante, ma per una forza che si rinnova, che vive una palingenesi epocale, che ha ricevuto dai suoi elettori o potenziali tali uno schiaffo di quelle proporzioni, è fondamentale anche un segnale forte di metodo.

Obiettivo e metodo per raggiungerlo vanno insieme ci siamo detti per mesi.


Il popolo di Sinistra lo vuole, vuole sentirsi protagonista della rinascita, del rinnovamento delle forme della politica, di una vera opposizione, forte e determinata contro le scelte del Governo Berlusconi, ma anche portatrice di un'iniziativa politica forte nei confronti del Partito Democratico con il quale, diciamolo chiaro, è sempre più difficile dialogare sui grandi temi sociali visto che si connota sempre più, come ha detto con semplicità Erri De Luca in una recente intervista "non come opposizione, ma come un concorrente che cerca di vendere lo stesso prodotto ma con meno efficacia"

Ma ciò che appare dalle discussioni che sento e dalle decisioni prese da parte di alcuni, è che certi concetti non sono patrimonio comune, ma che anzi vengono utilizzati semplicemente come mezzo imbonitore A Firenze manca il soggetto politico, La Sinistra non lo è ancora, ma recitando come se lo fosse (comprese vetuste accuse di scissionismo a chi manifesta perplessità, scissionismo da che cosa se ancora non c'è niente!?) rischia di essere percepito come totalmente autoreferenziale, non rappresentativo, visto che si è formato senza un voto o una delega, senza incontrare i cittadini, le associazioni, i Cantieri della Sinistra che sono stati i primi a tentare di mettere intorno a un tavolo le anime diverse della sinistra.

Un gruppo che sembra impostare accordi in posizione di totale subalternità con una forza politica, il PD, che è sempre più su posizioni lontane da quello che è un pensiero di Sinistra, da un progetto di nuova Sinistra, che in altre regioni italiane si allea senza battere ciglio con l'UDC con una convergenza di programmi agghiacciante. Cambiando il fattore UDC con la Sinistra il prodotto del PD non cambia. Mi chiedo se siamo ridotti a questo, un prodotto da scambiare con l'UDC a seconda del bisogno nello schema elettorale del PD.

Il tema delle alleanze in politica è serio e va condotto con perizia da pilota. E' inaccettabile fare accordi che non possono avere valore nella sostanza, senza alcun confronto su un proprio programma, perché fare l'ala sinistra del partito democratico non ha alcun valore politico, non ha forza d'incisione in alcun processo, ed è difficile dire ancora oggi che un programma verrà, un programma serio non lo si fa in 3 mesi. Che natura hanno questi accordi quindi? Hanno solo un valore nominale in termini di apporto di voti (nel nostro caso assai ridicoli vedendo i sondaggi).Hanno un valore, una rendita, solo per chi li fa nominalmente? La mia paura è che vadano rimarcando ancora una volta le distanze fra i cittadini, a cui sta a cuore lo sviluppo di una società più giusta, più equa, più ecologica dove il mercato non è il valore assoluto, dove lo Stato riprenda un ruolo centrale negli interventi economici per renderli più stabili e trasparenti e la politica politicista.

Sono stati commessi molti errori dicono alcuni compagni, ma bisogna "stare dentro". Questo è un concetto che un po' prima mi confonde poi mi perplime e alla fine mi fa proprio arrabbiare, perché "stare dentro per cambiare" è un modus operandi che nella storia della sinistra mondiale ha giustificato pessime pratiche, per usare un eufemismo. Ma tutto questo non dovevamo essercelo lasciato alle spalle?

 
Jacopo Landi

postato da: jacopolandifi alle ore 13:04 | Permalink | commenti (1)
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