CHIEDIAMOCI PER CHI SIAMO UTILI
Non rinnoviamo ancora una volta ipotesi già sconfitte per farle battere di nuovo e ancora e ancora e spargere i semi di una coazione depressiva che può portare solo alla sterilità.
Piuttosto chiediamoci: perchè in una mega crisi globale come questa in cui ovunque la mano dello stato, il keynesismo, torna protagonista e il liberismo mostra tutti i suoi limiti i partiti socialdemocratici non ne approifittano ma anzi pagano pegno pesantemente?
Io penso che uno dei problemi è che anche nella totale disperazione è andata completamente perduta la speranza che una risposta collettiva possa essere vincente, c'è sfiducia nella divisione di ciò che non funziona, del debito, del malessere dell'esistenza. La risposta è sempre e comunque individuale, mi arrangio da solo, devo, sono costretto, è la via migliore, perchè lo Stato non c'è, è corrotto, è bugiardo, non m'ingenera nessuna fiducia o senso d'efficacia.
La società a cui aspirava il pensiero socilista era una società giusta, con poche disuguaglianze, fatta di cura reciproca, rispetto, bisogno l'uno dell'altra, dove il welfare avrebbe dovuto espandersi e non contrarsi fino alla sua sparizione, dove il lavoro avrebbe dovuto elevare l'uomo e non riportarlo ad un livello di semi-schiavitù paralizzante. Oggi l'emancipazione non passa più attraverso valori collettivi, ma attraverso l'affermazione personale, attraverso la visione di se come una merce (lo dice bene Bauman nel suo "Consumo dunque sono") attraverso la collocazione di se come una merce, da qui anche il velinismo, l'ignoranza diffusa di ciò che è considerato superfluo come la cultura (calciatori che ridendo rispondono a domande di cultura generale pensando che il dittatore Franco sia un celebre ballerino di flamenco o che Matteotti si stato ucciso dalle BR!) Oggi è scomparso il fine ultimo, la costruzione di una società più giusta, in nome di un qui e ora senza regole dove la destra ideologicamente sguazza non essendo bisognosa di ideali alti e avendo sposato una sorta di ibrido tra mercantilismo e sviluppismo individualista che non tiene conto ne dell'uomo ne dell'ambiente che infatti sta collassando.
La sinistra deve ricostruire una dimensione collettiva, forse ripartendo da piccole reti che si saldano l'una con l'altra e ridanno senso e valore allo stare insieme, alla risoluzione di problemi partendo dalla condivisone di questi. Dal lavoro spalla a spalla. Solo il ritorno al valore di una dimensione sociale, fiduciosa e vitale ci può salvare dall'estinsione. Insieme, la sinistra tutta, torni alla domanda delle domande. Per chi siamo utili?




