LA SOVRANITA' E' NOSTRA
“La sovranità appartiene al popolo” recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. A tutto il popolo anche a quello che è lontano dai partiti e dalle loro logiche di rappresentanza. I cittadini costruiscono la società che vivono, la nutrono con le loro diversità culturali, le loro idee, il loro pensiero in movimento.
Noi, i cittadini, facciamo tutto ciò più o meno consapevolmente ogni giorno.
La nostra carta costituzionale ci ricorda che dobbiamo rimuovere le disuguaglianze, cercare uno sviluppo più uniforme della società, mettere al centro le persone, l’essere umano in tutte le sue molteplici sfaccettature.
La Costituzione impone tutto questo alla Repubblica e alle sue Istituzioni.
Purtroppo in questo paese si violano questi principi nell’indifferenza generale e si tende a ridurre sempre più gli spazi di rappresentanza allevando cittadini inerti e passivi.
Il tentativo di ridurre la rappresentazione delle idee è ciò che sta avvenendo in Italia negli ultimi anni ed è forse la degenerazione più potente che ha iniettato il berlusconismo nel nostro vivere sociale. Un sistema depurato da elementi di criticità e di vitalità intellettuale è ormai perseguito con con grande pervicacia non solo dal PDL ma anche dal PD incapace di una visione alternativa del paese. In questa direzione va la strutturazione di un modello bipartitico che impedisca l’accesso alle istituzioni di chi la pensa diversamente, di chi non si omologa al pensiero unico dettato dai media che alimentano il “fun” e il sistema degli oggetti inserendo ormai in quest’ultimo anche l’uomo che si autorappresenta egli stesso come una merce.
La destra può crescere nella passività sociale e infatti la persegue, ma noi no. La sinistra muore, la sinistra ha bisogno della polis, di ampi spazi di rappresentazione, di mani che toccano e occhi che vanno in profondità, di crescita insieme, di educarsi attraverso la conoscenza.
La politica che noi vogliamo non è “battaglia per il potere” ma è la rappresentanza dei sogni dei cittadini, è partecipazione alla costruzione del futuro, è visione di un futuro e non solo di un “qui e ora” che risponde a logiche economicistiche di pochi, fiaccando i molti con un linguaggio da palazzo, con l’instupidimento mediatico, con la costruzione di percorsi astrusi che limitano la partecipazione delle persone normali relegandole a distanze siderali dai centri delle decisioni.
La partecipazione politica deve essere scelta consapevole. E’ inutile dare la possibilità di decidere quando non sai che stai decidendo.
Per questo dobbiamo impegnarci a partire da Firenze a illustrare bene le scelte che si stanno per compiere sulla città, le scelte fatte fino qui in maniera poco trasparente e con un linguaggio lontano dai cittadini, ma che li riguardano tutti, le scelte sul piano strutturale della città che ne delinea la sua morfologia futura, le scelte sulla gestione dei rifiuti e delle aree verdi, le scelte sul senso di Firenze come città della pace e dell’accoglienza con la sua capacità di contribuire alla crescita culturale del paese e dell’Europa.
Noi vogliamo una politica che non s’impadronisca della città, che non la tratti come roba sua. Chi amministra non deve mai dimenticare per conto di chi lo fà. Chi amministra deve sempre poter essere interrogato dai cittadini, deve sempre essere in grado di dimostrare che il suo operato si svolge in funzione degli interessi collettivi che sono i soli ad essere importanti. Chi amministra deve mettere da parte l’IO e sentirsi NOI.
Noi, i cittadini, facciamo tutto ciò più o meno consapevolmente ogni giorno.
La nostra carta costituzionale ci ricorda che dobbiamo rimuovere le disuguaglianze, cercare uno sviluppo più uniforme della società, mettere al centro le persone, l’essere umano in tutte le sue molteplici sfaccettature.
La Costituzione impone tutto questo alla Repubblica e alle sue Istituzioni.
Purtroppo in questo paese si violano questi principi nell’indifferenza generale e si tende a ridurre sempre più gli spazi di rappresentanza allevando cittadini inerti e passivi.
Il tentativo di ridurre la rappresentazione delle idee è ciò che sta avvenendo in Italia negli ultimi anni ed è forse la degenerazione più potente che ha iniettato il berlusconismo nel nostro vivere sociale. Un sistema depurato da elementi di criticità e di vitalità intellettuale è ormai perseguito con con grande pervicacia non solo dal PDL ma anche dal PD incapace di una visione alternativa del paese. In questa direzione va la strutturazione di un modello bipartitico che impedisca l’accesso alle istituzioni di chi la pensa diversamente, di chi non si omologa al pensiero unico dettato dai media che alimentano il “fun” e il sistema degli oggetti inserendo ormai in quest’ultimo anche l’uomo che si autorappresenta egli stesso come una merce.
La destra può crescere nella passività sociale e infatti la persegue, ma noi no. La sinistra muore, la sinistra ha bisogno della polis, di ampi spazi di rappresentazione, di mani che toccano e occhi che vanno in profondità, di crescita insieme, di educarsi attraverso la conoscenza.
La politica che noi vogliamo non è “battaglia per il potere” ma è la rappresentanza dei sogni dei cittadini, è partecipazione alla costruzione del futuro, è visione di un futuro e non solo di un “qui e ora” che risponde a logiche economicistiche di pochi, fiaccando i molti con un linguaggio da palazzo, con l’instupidimento mediatico, con la costruzione di percorsi astrusi che limitano la partecipazione delle persone normali relegandole a distanze siderali dai centri delle decisioni.
La partecipazione politica deve essere scelta consapevole. E’ inutile dare la possibilità di decidere quando non sai che stai decidendo.
Per questo dobbiamo impegnarci a partire da Firenze a illustrare bene le scelte che si stanno per compiere sulla città, le scelte fatte fino qui in maniera poco trasparente e con un linguaggio lontano dai cittadini, ma che li riguardano tutti, le scelte sul piano strutturale della città che ne delinea la sua morfologia futura, le scelte sulla gestione dei rifiuti e delle aree verdi, le scelte sul senso di Firenze come città della pace e dell’accoglienza con la sua capacità di contribuire alla crescita culturale del paese e dell’Europa.
Noi vogliamo una politica che non s’impadronisca della città, che non la tratti come roba sua. Chi amministra non deve mai dimenticare per conto di chi lo fà. Chi amministra deve sempre poter essere interrogato dai cittadini, deve sempre essere in grado di dimostrare che il suo operato si svolge in funzione degli interessi collettivi che sono i soli ad essere importanti. Chi amministra deve mettere da parte l’IO e sentirsi NOI.




