lunedì, 23 febbraio 2009

 

PER CHI LAVORA E’ CRISI NON RECESSIONE

Crisi Economica o Recessione. Anche se ogni definizione è di per se una limitazione concettuale, è chiaro stiamo vivendo una crisi del sistema che è globale per sua definizione. Ogni settore ne è toccato, ogni forma di produzione, ogni mercato mondiale.

Gli interrogativi sono molti. Torneremo a produrre merci in questo paese? Quando qui chiudiamo un’azienda e s’interrompe la produzione poi questa se riprenderà dove lo farà? Ora le imprese, quelle solide non quelle picaresche, hanno quasi sempre un approccio darwiniano al problema. sapendo che dove c’è crisi si creano due tipi di selezione: una industriale e una umana.

La selezione industriale fa si che i sopravvissuti  siano i migliori (dicono loro), spesso non per meriti propri, ma ad esempio per l’aiuto dello Stato. Per i sopravvissuti i mercati si allargano e si possono fare acquisizioni di aziende moribonde a buon prezzo. La crisi serve anche per fare selezione umana, ridurre i costi tagliando teste, va da se che i primi a cadere sono i contratti a termine, ma si può anche eliminare il personale scomodo che ormai è divenatato quello con il contratto a tempo indeterminato, che poi in caso di bisogno si può sostituire con forme di contratto flessibili, meno costose, introdotte dalla Legge.30.

Appare chiaro che il lavoratore dipendente è il più indifeso. Se l’impresa va bene guadagna sempre lo stesso salario, non può influire sulle strategie dell’impresa se questa decide di non reinvestire nell’azienda l’utile prodotto e magari opti per speculazioni finanziarie di varia natura, un esempio d’attualità è il cambio di destinazione d’uso di aree industriali per riconvertirle in aree edificabili con buona pace dei lavoratori. E’ quindi il lavoratore che paga per primo le scelte errate del management e spesso le paga due volte, cioè contribuisce di tasca propria anche alla sopravvivenza stessa dell’impresa, perché l’intervento dello Stato non è altro che l’intervento degli stessi cittadini/lavoratori che vedranno conseguentemente diminuire a proprio scapito i servizi offerti da un’amministrazione pubblica impoverita.

L’impresa oggi non si qualifica più per il suo rapporto con il lavoro e il lavoratore esce da questi ultimi anni come estremamente indebolito, quasi con un drammatico salto temporale all’indietro nei diritti e nelle possibilità di essere capace d’incidere sulle scelte economiche. Da qui l’importanza di tornare a qualificare il lavoro e di proteggerlo. Serve un aumento del salario attraverso lo strumento della contrattazione nazionale, servono ammortizzatori sociali veri ed efficaci, serve combattere la Legge 30 proprio nella sua filosofia che è tale da non creare prospettive di sviluppo civili per un paese che vuole crescere. Serve uno stato sociale più efficiente e attento alle esigenze di chi ha bisogno. Questa battaglia dovrebbe vedere impegnati il sindacato, i lavoratori, le associazioni di consumatori e le forze politiche di sinistra capaci di leggere tutti i limiti del liberismo che mai come in questi anni in cui ha agito come sistema unico ci ha mostrato.
postato da: jacopolandifi alle ore 09:51 | Permalink | commenti
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categoria:politicamente