mercoledì, 28 gennaio 2009

ELOGIO DEL SOLDATINO POLITICO

Il soldatino politico non dorme mai.
Sta in allerta. Pronto agli ordini. Il soldatino non discute gli ordini, gli è vietato, li esegue punto e basta.
Spara! e lui spara.
Salva colui a cui hai sparato! e lui corre e salva colui a cui ha sparato.
A quanto pare ogni forza politica deve avere il suo piccolo manipolo di truppe lobotomizzate da pronto impiego tattico armate fino ai denti di copia e incolla.
Il soldatino politico non pensa, ha solo una memoria da 1 Giga non può elaborare niente in autonomia, ha una porta usb dalla quale vengono impartiti i suoi ordini sotto forma file word.
I soldatini hanno un frasario standard, poco elaborato, cosi non lo dimenticano e non fanno confusione, il soldatino usa un lessico arcaico, la diacronica del linguaggio gli è oscura, profusione di aggettivi ripetuti, sempre gli stessi, parole usate e piegate ai più diversi usi incuranti della semantica come per altro della realtà, mistificata, plasmata, ipertrofiata o smagrita della sua essenza fino alla vista delle ossa. 
La sua ottica è costruita per non riconoscere le sfumature, nel suo mirino inquadra solo l'amico o il nemico, che come detto all'occorrenza possono invertirsi con estrema facilità. 
Va da se che è incapace di scambio profondo ed è totalmente inetto nella ricerca ad ampio raggio, tende però ad essere luminosamente infingardo, lodevoli i suoi atti di vittimismo o di estrema contrizione appena commesso uno spettacolare omicidio.
Sono stati rilevati casi di soldatini che, a causa dello stress post traumatico da contesa elettorale, hanno tentato di vendere la madre, inquadrato nel mirino il padre, estorto firme false su documenti politici a nonni incapaci.
I soldatini non vanno in pensione ce ne sono di giovanissimi, ma anche di esperti con cicatrici di tante battaglie celate da tatuaggi scoloriti di simboli primitivi. Di solito hanno un look anonimo, perchè all'occorrenza devono mimetizzarsi.
Il soldatino nella sua camaleontica mimesi, sa sembrare donna se è uomo, sa fingersi cieco da un occhio, balbuziente, coprire ogni posizione dello scacchiere politico e non solo, si sono registrati, anche se sparuti, casi di soldatini capaci di assumere le sembianze di Rabbini
I soldatini di sinistra, anche se non lo confesseranno mai, (hanno un tasto di autodistruzione se gli viene citato il manuale)  studiano sul manuale Elio Vito1.0 (...tu mi hai interrotto, allora vedi che interrompi, voi interrompete, io non l'ho interrotta...) 
Ogni ceto politico che si rispetti deve esserne provvisto, altrimenti la guerra è impossibile.
Dove vengano custoditi nei rari momenti di pax politica è un mistero. C'è chi dice ne siano pieni i sottoscala di alcuni senatori e deputati. Qualcuno è stato ritrovato, ma con pezzi mancanti nei ripostigli di vecchie sezioni di partito. I nuovi modelli hanno batterie al litio e celle a energia solare per un impiego senza sosta. 
Rimane un interrogativo di fondo.
"Ma i soldatini politici sognano pecore elettriche?"

postato da: jacopolandifi alle ore 17:11 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 23 gennaio 2009
QUESTO IL NOSTRO DOCUMENTO PUBBLICATO STAMANI DAL "MANIFESTO"
Iniziativa di SD per un confronto programmatico con tutte le forze della sinistra.

Dopo la pesante sconfitta elettorale del 13–14 aprile le forze della sinistra Arcobaleno a livello nazionale e locale, non solo non riescono a ritrovare la necessaria unità, ma accentuano le divisioni con scelte unilaterali e spesso verticistiche che indeboliscono nel complesso tutta la sinistra.

Le stesse iniziative volte ad avviare forme di aggregazione a sinistra, sono diventate momenti di ulteriore divisione nella sinistra. Conseguenze queste legate sia al il metodo applicato per l’aggregazione sia per la scelta di privilegiare, a prescindere dalle scelte di programma, l’alleanza con un PD diviso, a livello locale e nazionale, da personalismi interni e promotore di politiche moderate e talvolta ambigue. .

A Firenze in particolare la scelta, decisa in modo verticistico e senza il necessario coinvolgimento dei circoli di Sd, di partecipare, con l’Associazione "Per la Sinistra," alle primarie di coalizione in una sostanziale subalternità al PD sia per quanto riguarda i contenuti programmatici, nei quali si parla di prosecuzione dell’azione di governo svolta negli ultimi 15 anni a Firenze senza accennare in alcun passaggio alla discontinuità nel metodo e nel merito, sia per la scelta ( peraltro ancora non definita dal PD) delle candidature, ha creato un diffuso malcontento tra gli iscritti ad SD, ma soprattutto non ha consentito a SD di svolgere con la necessaria coerenza quel ruolo di forte aggregazione della sinistra, necessario anche per un confronto programmatico con lo stesso PD.

Ci rivolgiamo pertanto a tutti gli aderenti a SD che vogliono impegnarsi nella costruzione di una sinistra unita e forte, aperta al confronto, ma non subalterna alle scelte moderate del PD ed auspichiamo che in tale prospettiva si possa tutti insieme rilanciare l’azione politica di SD ad ogni livello, locale e nazionale, anche in vista delle prossime elezioni europee.

Riteniamo pertanto che, a fronte delle vicende interne del PD dopo l’assemblea del PD che ancora una volta ne testimoniano la degenerazione e l’inaffidabilità, SD debba sollecitare un’immediata presa di distanze da un accordo precipitosamente sottoscritto con il PD ed avviare finalmente un percorso democratico che definisca anzitutto le regole di un’amministrazione democratica e trasparente e le scelte programmatiche più qualificanti per una forza politica che voglia preoccuparsi anzitutto della vivibilità della nostra città e della tutela delle fasce più deboli della popolazione.

A tale fine indichiamo sin da ora alcune regole e principi che possono rappresentare la base di un programma condiviso e nello stesso tempo dare un chiaro segnale di discontinuità rispetto all’esperienza dell’attuale Amministrazione per molti aspetti di metodo e di merito non condivisibili:

1) Questione morale, trasparenza e partecipazione: nella scelta delle candidature, nelle nomine, negli appalti, nei bilanci, negli atti amministrativi lungo tutto il loro iter devono essere garantiti il principio della rotazione degli incarichi, del rigoroso divieto di cumulo di incarichi e l’assoluta trasparenza e la partecipazione democratica con possibilità di intervento da parte dei cittadini e obbligo di risposta motivata da parte dell’Amministrazione;

2) Etica della politica: la politica non è un mestiere, ha un inizio e una fine, ma non può rappresentare il fine della vita di un cittadino/a; la politica è un servizio a vantaggio della collettività e non di se stessi, di partiti, di gruppi di potere, di lobbies; da ciò deriva la necessità della rotazione degli incarichi pubblici, del divieto di cumuli di incarichi di un controllo severo e costante da parte delle forze politiche sull’operato e la competenza degli eletti e degli amministratori e, annualmente, ad opera degli elettori nelle sedi istituzionali, secondo regole da stabilire con apposito regolamento e da approvare dall’Assemblea Consiliare;

3) Firenze città metropolitana e decentramento: i due livelli di governo del territorio non sono contrapposti: la città deve essere considerata nel suo aspetto metropolitano per tutti i servizi, viabilità, trasporti, rifiuti, sanità, cultura, ma deve essere pronta e vicina ai bisogni e alla volontà dei cittadini , quando questi si esprimono individualmente e collettivamente come portatori di esigenze reali e concrete, senza ombra di profitto personale o di gruppo;

4) Accoglienza e laicità: la politica deve far sì che la città sia accogliente per i suoi cittadini presenti e futuri senza distinzione di sesso, di razza, di provenienza, di reddito, di religione,di lingua, di livello culturale;deve cioè guardare al loro inserimento e benessere psico-fisico mediante lo sviluppo e la salvaguardia del posto di lavoro, l’offerta di una scuola di qualità, la programmazione di un piano casa che prioritariamente tenga conto dell’esistente senza andare possibilmente a cementificare in modo dissennato e, in ogni caso, privilegi interventi di edilizia economica e popolare e residenziale per studenti.

 

Siamo fermamente convinti che SD possa ancora dare un contributo per il rilancio di un’iniziativa aperta ad un confronto con tutte le forze di sinistra, senza preclusioni e personalismi. In questa direzione proponiamo un sollecito incontro dei compagni dei circoli di SD e ci impegniamo sin da ora per organizzare, speriamo con il contributo del gruppo dirigente di SD e dell’Associazione Per la Sinistra, in vista delle prossime scadenze politiche locali e nazionali, un confronto pubblico sui temi politici più rilevanti con tutte le forze della sinistra.

Massimo Bertolà, Sebastiano Busia, Salvatore Cingari, Pino Comanzo, Jacopo Landi, Enrico Lauricella, Corrado Mauceri, Siliano Mollitti, Carlo Moscardini, Federico Perioli, Susetta Salucci, Anna Soldani, Giancarlo Tomassini,Gianfranco Tomassini

 

postato da: jacopolandifi alle ore 17:55 | Permalink | commenti
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mercoledì, 14 gennaio 2009

Dai sondaggi del Corriere ai sogni


I sondaggi del Corriere Fiorentino di ieri fanno capire quanto il processo di bipolarizzazione di questo paese sia forte e radicato non solo dentro il disegno dei due grandi partiti interessati a contendersi la maggioranza politica nazionale, ma anche nella mente dei cittadini elettori che probabilmente stanno interiorizzando un concetto a mio avviso molto pericoloso e cioè, che un pensiero altro e un’azione politica conseguente sia superflua e inutile se non addirittura dannosa in quanto, secondo loro, incapace di essere produttiva su un piano di governo.

Lo schema mentale dell’essere visibili ad ogni costo pervade ormai ogni scelta e contesto sociale e crea una sorta di battaglia per il riconoscimento, una lotta per essere riconoscibili, visibili ad altri invisibili con ogni metodo e mezzo, perché solo emergendo alla vista dell’altro ci si sente di far parte di questa umanità.

Il livello di omologazione che questo “sistema di pensiero” innesta a livello sociale si riverbera secondo il mio punto di vista nella mancanza di elementi sognanti, di una immaginazione altra del mondo, di utopia intesa come stimolo alla ricerca e sostanzialmente, questa è un riflessione natami in queste settimane vedendo i massacri di Gaza e osservando l’immobilismo politico e la quasi nulla mobilitazione delle persone, nella mancanza di un sentimento forte e preciso, quello dell’amore verso l’uomo e la donna.

Per questi motivi c’è grande necessità di una Sinistra unita e specifica, capace di raccogliere la sfida e di far coincidere due tratti. Uno la capacità di rappresentare, di trasformarsi in massa critica necessaria a incidere nella società; l’altro di non smarrire, annacquare, diluire la capacità d’immaginazione e sperimentazione di modi diversi di stare assieme, di disegnare società, di affrescare sogni, di vedere all’orizzonte equilibri diversi per l’uomo che non s’illude della sua eternità.

Nei processi fin qui innescati, e Firenze ne è l’emblema, purtroppo vedo ripreso solo il concetto di visibilità, mal declinato peraltro e posto come unico obbiettivo possibile. Ma essere visibile non significa essere utile, se non utile solo ad personam.

La sinistra non può prescindere dalla questione etica, non può e non deve smettere mai d’interrogarsi sul perché e per conto di chi si fa politica, non deve sbrigativamente liquidare la sua democrazia interna in nome di velocità ed efficienza, non deve essere subalterna a forze di maggioranza che non ne rappresentano in alcun modo le istanze e la stessa ragione d’essere pena la sua estinzione. La crisi del Partito Democratico, al momento forse il partito più commissariato d’europa, la sua inadeguatezza sul piano delle idee, la sua incapacità di rispondere alla crisi, dovrebbero essere una spinta forte all’apertura di un dialogo serrato di tutta la sinistra a ricercare una piattaforma di lavoro comune, di rilancio, di grande unità plurale.

Chi corre adesso a fare da stampella al PD smaschera se stesso solo come vassallo di un sistema di potere e non dica di essere capace di poter scovare le ambiguità e portarle alla luce, perché quella è una funzione intellettuale fortissima e profonda che attualmente vedo completamente spenta all'interno di quel processo.

Per noi la nobiltà non è un diritto di nascita ma è determinata dalle proprie azioni

 

postato da: jacopolandifi alle ore 09:39 | Permalink | commenti
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