lunedì, 22 dicembre 2008
APPELLO PER FIRENZE CITTA' ETICA
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categoria:politicamente
venerdì, 05 dicembre 2008
La politica fiorentina e la vicenda Castello
Ora ciò che è pubblico appartiene alla collettività, è pagato, costruito, mantenuto in efficienza con il denaro della collettività. Ciò che è pubblico deve rispondere ad un’unica domanda, rispondere alla copertura di un bisogno espresso dai cittadini ovviamente con la mediazione della democrazia che aiuta a individuare le priorità, i bisogni primari, secondari e via declinando non di molto però, perché si sa che le risorse sono limitate.

Questo filtro democratico dovrebbe derivare dai punti indicati sui programmi elettorali, tali da convincere i cittadini elettori sulla bontà delle idee, dei piani di sviluppo, della visione di futuro dei vari schieramenti in campo.

Tutto ciò appare ormai saltato.

Chi amministra ciò che è pubblico, chi si prende in carico questa difficilissima responsabilità non deve mai, dico mai dimenticare l’importante ruolo che ricopre, pur non conoscendo per nome e per storia le centinaia di migliaia di persone che gli derogano questa funzione. Persone che nella quasi totalità faticano a cedere parte delle proprie risorse, che hanno bassi salari, che si fidano per responsabilità, senso morale, senso civile, comprendendo che è lo stare insieme costruendo un forte legame di comunità e dividendo le risorse, l’unico modo di vivere o più spesso sopravvivere a questo mondo.

Chi governa ciò che è pubblico, che lo faccia in nome di valori liberali o socialisti poco importa, non può perseguire interessi di pochi, non può indugiare su se stesso e sul proprio potere, non deve cedere all’idea dell’arricchimento personale per se o per i suoi cari.

La Toscana e Firenze non è immune dal virus della corruzione dei suoi governanti. Lo si scopre amaramente, per ora soprattutto corruzione di forma, in questi giorni.

Lo si scopre adesso, ma se ne parla da tempo, come voce di popolo, voce saggia che parla del potere come qualcosa che si auto riproduce, che si sclerotizza, che in attaccato si sente non attaccabile, invincibile, manovriero, circondato da varie cinte di mura fatte di partiti collaborazionisti, associazioni imprenditoriali, media compiacenti, varie organizzazioni corporative che schermano, si sacrificano, fanno quadrato, certe che il potere in qualche modo contraccambierà.

Certo fa male, forse a noi fa più male sapere che gli uomini son tutti uguali. Che coloro che si sono fatti portatori dell’idea socialista prima comunista poi, adesso non si sa, cadono nella stesso linguaggio, nella stessa sintassi di coloro che per anni hanno combattuto come gl’inquinatori della vita politica di questo paese tradendo il cambiamento che tanti hanno sognato e per il quale hanno speso tempo, passione e in alcune circostanze la vita.

Fa male constatare come un pezzo di città, di suolo, venga calpestato, svilito, venduto in nome di carriere da costruire, denari da sbloccare, parabole da installare, baratti, scambi di roba, senza alcun rapporto con i bisogni umani emergenti, con la visione di una città nuova, meno caotica, più ecologica, in grado di produrre una socialità viva, elastica, cooperante e libera.

Tutto ciò appare normale nel malcostume generale, nell’uomo che si atomizza sempre più il cui pensiero più lontano raggiunge i confini della sua cerchia familiare. Questa degenerazione culturale che come uomini di sinistra siamo sempre pronti a stigmatizzare negli “altri” , la scopriamo viva e attiva in una parte del nostro mondo che risponde con le stesse frasi (“io scherzo sempre così”) con le stesse minimizzazioni (“ma era una battuta”) con gli stessi trasformismi (penso alla rigidità dei regolamenti applicati sulla pelle cittadini e alla capacità di lascare le norme che rigurdano i governanti) che denotano un tratto culturale che a sinistra non vogliamo.

Fare l’interesse pubblico, anteporre al primo posto i bisogni reali dei cittadini deve essere per chi fa politica un dogma non può essere altrimenti, come un dogma deve essere la moralità delle persone impegnate in politica. Si chiede aria nuova, rottura di vecchi schemi, posizioni chiare, eliminazione del vecchio squallore. Si ricevono bizzantinismi, distinguo improbabili, solite dietrologie sull’arrivo della destra se non si fa quadrato( la destra è dentro questo sistema, ha una parte in commedia e quella gli interessa tenere, altrimenti ed è lapalissiano se avessero voluto utilizzare tutto ciò per meri scopi politici lo avrebbero già fatto da anni…) Tutto ciò è inaccettabile e irricevibile.

Da Sinistra ci aspettiamo ben altro. Un moto, uno scatto d’orgoglio, la riaffermazione di principi etici e morali, di forma e sostanza, tocca sempre ripetermi, dentro le quali questi elementi siano componente assolutamente non negoziabile.




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