venerdì, 21 novembre 2008

La Sinistra e la questione Firenze

 

La costituzione di una forza unitaria di Sinistra a livello nazionale sta diventando sempre più kafkiana, fra appelli, nomi aggiunti e poi sbianchettati, trame da operetta e fenomeni di poltergeist.
M'interessa però in questa sede riflettere un attimo sulla questione fiorentina facendo purtroppo un'amara riflessione, ma con la speranza che quanto avviene qua non diventi un paradigma esportabile, altrimenti temo che qualsiasi progetto serio di costituente nazionale presente, futura o futuribile fallirà miseramente.

A Firenze il livello di complessità è molto elevato, nonostante il PDL ormai sembri sempre più uno sparring partner che si accontenta semplicemente della "borsa" che gli passa il campione (PD) per far divertire il pubblico. Il nuovo sfidante a sinistra invece non c'è perché decide che non vale la pena neanche provarci.

A sinistra, lo dicono i giornali, i rumors, gli esiti degli incontri fra i gruppi che si tengono con la modalità dei ravers, l'accettazione della subalternità al Pd, il quale ha già monopolizzato il dibattito politico dei prossimi mesi, sia con l'uscita delle sue linee programmatiche sulla città, sia con le primarie che partono fra pochi giorni, è già un dato di fatto, anche se non era nei piani.

Non era nei piani accettare un programma che è fatto da un brutto impianto generale e che ha alcuni tratti del tutto irricevibili come il piano sulla privatizzazione dei servizi essenziali.
Un programma che non sarà modificato certo nelle sue linee portanti, ma che al più sarà arricchito da qualche paragrafo per mostrare che la controparte a Sinistra respira.
Un programma che contiene alcuni nodi, vedi la mobilità, dove i territori si erano già espressi con netta contrarietà per fare un esempio sul ponte di Mantignano. Un programma che inizia con la dichiarata continuità con i precedenti 12 anni dove sono stati commessi notevoli errori che la stessa Giunta ha in parte ammesso, ma che qui non riconosce: risparmio energetico, politiche abitative, viabilità con i parcheggi scambiatori vuoti, faraonici parcheggi centrali vuoti, con il traffico che non si capisce se deve stare dentro o fuori ma solo che non verrà eliminato. E poi la vera perla, cito "L'elemeno vincente è il potenziale creativo che appartiene a ciascun singolo individuo che è libero di scegliere dove e con chi prestare la propria unica e speciale capacità professionale" frase questa che sembra uscita da un manualetto dei corsi vendita di Publitalia, un vero inno all'individualismo.

Non era nei piani regalare tutto lo spazio a sinistra a Rifondazione che apparirà ai più l'unica vera forza di Sinistra rimasta.

Non era nei piani fare un lavoro sotterraneo lontano dai cittadini, dai militanti, senza alcuna partecipazione alle scelte da parte di quest'ultimi.

Era nei piani invece la costruzione di un programma di Sinistra, partecipato da tutte le forze, condiviso, frutto del lavoro di gruppi composti da cittadini dei territori che avrebbero dovuto essere protagonisti impegnati e ascoltati di un processo di coinvolgimento della società civile che non dorme, come pensano i dirigenti, ma che si manifesta -come ci mostra il movimento di queste ultime settimane- con responsabilità, voglia di spazio, e contenuti.

Era nei piani una forma di rinnovamento della politica e delle sue pratiche che smantellasse le vecchie logiche di apparato, che ponesse la capacità di decentrare le decisioni in contrapposizione al dichiarato morto centralismo, che proponesse incarichi a rotazione, decisione di merito sulle questioni col metodo una testa un voto.
"La forma è essa stessa sostanza di un progetto politico" e non la si può disgiungere dall'obiettivo con leggerezza, tanto più nel momento che la Sinistra italiana vive oggi. Perché l'obiettivo è importante, ma per una forza che si rinnova, che vive una palingenesi epocale, che ha ricevuto dai suoi elettori o potenziali tali uno schiaffo di quelle proporzioni, è fondamentale anche un segnale forte di metodo.

Obiettivo e metodo per raggiungerlo vanno insieme ci siamo detti per mesi.


Il popolo di Sinistra lo vuole, vuole sentirsi protagonista della rinascita, del rinnovamento delle forme della politica, di una vera opposizione, forte e determinata contro le scelte del Governo Berlusconi, ma anche portatrice di un'iniziativa politica forte nei confronti del Partito Democratico con il quale, diciamolo chiaro, è sempre più difficile dialogare sui grandi temi sociali visto che si connota sempre più, come ha detto con semplicità Erri De Luca in una recente intervista "non come opposizione, ma come un concorrente che cerca di vendere lo stesso prodotto ma con meno efficacia"

Ma ciò che appare dalle discussioni che sento e dalle decisioni prese da parte di alcuni, è che certi concetti non sono patrimonio comune, ma che anzi vengono utilizzati semplicemente come mezzo imbonitore A Firenze manca il soggetto politico, La Sinistra non lo è ancora, ma recitando come se lo fosse (comprese vetuste accuse di scissionismo a chi manifesta perplessità, scissionismo da che cosa se ancora non c'è niente!?) rischia di essere percepito come totalmente autoreferenziale, non rappresentativo, visto che si è formato senza un voto o una delega, senza incontrare i cittadini, le associazioni, i Cantieri della Sinistra che sono stati i primi a tentare di mettere intorno a un tavolo le anime diverse della sinistra.

Un gruppo che sembra impostare accordi in posizione di totale subalternità con una forza politica, il PD, che è sempre più su posizioni lontane da quello che è un pensiero di Sinistra, da un progetto di nuova Sinistra, che in altre regioni italiane si allea senza battere ciglio con l'UDC con una convergenza di programmi agghiacciante. Cambiando il fattore UDC con la Sinistra il prodotto del PD non cambia. Mi chiedo se siamo ridotti a questo, un prodotto da scambiare con l'UDC a seconda del bisogno nello schema elettorale del PD.

Il tema delle alleanze in politica è serio e va condotto con perizia da pilota. E' inaccettabile fare accordi che non possono avere valore nella sostanza, senza alcun confronto su un proprio programma, perché fare l'ala sinistra del partito democratico non ha alcun valore politico, non ha forza d'incisione in alcun processo, ed è difficile dire ancora oggi che un programma verrà, un programma serio non lo si fa in 3 mesi. Che natura hanno questi accordi quindi? Hanno solo un valore nominale in termini di apporto di voti (nel nostro caso assai ridicoli vedendo i sondaggi).Hanno un valore, una rendita, solo per chi li fa nominalmente? La mia paura è che vadano rimarcando ancora una volta le distanze fra i cittadini, a cui sta a cuore lo sviluppo di una società più giusta, più equa, più ecologica dove il mercato non è il valore assoluto, dove lo Stato riprenda un ruolo centrale negli interventi economici per renderli più stabili e trasparenti e la politica politicista.

Sono stati commessi molti errori dicono alcuni compagni, ma bisogna "stare dentro". Questo è un concetto che un po' prima mi confonde poi mi perplime e alla fine mi fa proprio arrabbiare, perché "stare dentro per cambiare" è un modus operandi che nella storia della sinistra mondiale ha giustificato pessime pratiche, per usare un eufemismo. Ma tutto questo non dovevamo essercelo lasciato alle spalle?

 
Jacopo Landi

postato da: jacopolandifi alle ore 13:04 | Permalink | commenti (1)
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