martedì, 26 febbraio 2008

SHOAH  è considerato sia sul piano storico che cinematografico l’opera più importante sulla tragedia ebraica. 566 minuti ma non spaventatevi.

Il suo autore, Claude Lanzmann è un personaggio davvero notevole. Parigino, ha 83 anni. E’ stato fra gli organizzatori della resistenza francese prima nel suo liceo, durante il governo collaborazionista di Vichy, poi partecipando alle azioni partigiane nell’Auvergne. Ha ricevuto un’infinità di onorificenze sia in Francia che in altri paesi. E’ dottore honoris causa  in Filosofia all’Università ebraica di Gerusalemme. Nei primi anni 50 conosce Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir dall’amicizia nasce una collaborazione che lo porterà alla direzione della rivista Les Temps modernes. In questi anni scrive saggi e fa reportage.

Le sue indagini nascono da una assoluta libertà di pensiero. Che lo porta dall’impegno anticolonialista (è uno dei firmatari del Manifesto dei 121 contro la repressione in Algeria) al suo appoggio a Israele. Ciò nonostante è capace, caso unico per quei tempi, di dare la possibilità ad arabi e israeliani di esporre insieme le loro ragioni, in un numero speciale sul conflitto arabo israeliano di oltre 1000 pagine della rivista Les Temps modernes.

Dal 1970 il cinema diventa il suo mezzo di racconto e ricerca. Inizia con Porquoi Israel cercando di spiegare le sue apparenti contraddizioni e raccontando Israele senza filtri.

Dalla seconda metà del 1974 inizia a lavoare a SHOAH, il suo progetto più ambizioso che avrà una durata di 11 anni, uscirà per il pubblico nel 1985.

Se i cineoperatori di Combat Film erano gli osservatori di una sorta di sceneggiato catastrofico sulla guerra in movimento a tratti esclusivamente propagandistico, Lanzmann usa la cinepresa per indagare nei meandri del genocidio ebraico senza spettacolarizzazioni, il macabro per immagini è assente, non c’è un cadavere, nessuna scena di ecce omini vaganti, di corpi in putrefazione.  

SHOAH  sono povere case di campagna, boschi e neve, gracchiare di corvi e qualche rovina, silenzio e bruma, binari e contadini affaticati, ma ci sono soprattutto i volti, gli sguardi e le voci che raccontano partecipando a creare l’emozione del tutto. La telecamera a spalla, con inquadrature secche e impietose li scruta, li penetra, alla ricerca solo del vero, anche per minuti, nel silenzio di un pianto o di durezze liquide.

Lo spettatore s’incammina  lentamente e lentamente si trova li in mezzo, in mezzo a quel verde, quel silenzio, quel paesaggio identico a quarant’anni prima, complice l’arretratezza così netta del blocco sovietico nel momento in cui fu girato il film. Ci si trova quasi spalla a spalla a Lanzman mentre pone le sue domande a vittime, carnefici, spettatori della bestialità umana, arrivare alla profondità è il suo unico scopo,  illuminare quelle sensazioni incancellabili che i sopravvissuti o i semplici spettatori dei villaggi adiacenti ai campi hanno vissuto, il tutto in un ambiente cristallizzato, una società rurale, lenta, nebbiosa ,scarsamente popolata, campagne polacche, cecoslovacche, dimenticate, inesistenti se non per quel momento di lucida follia della storia.

Lo spettatore lentamente rimane come strangolato da quelle immagini, le immagini dell’orrore che non ci sono, ma che si costruiscono dentro ancora più potenti, grazie al racconto, ai particolari fissati per sempre come uncini nella memoria di questi uomini che ti chiedi come abbiano resistito.

Simone de  Beauvoir “…un’immaginabile mescolanza di orrore e bellezza…”

 

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giovedì, 21 febbraio 2008

L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari. Antonio Gramsci  

Ci siamo, ieri è iniziata la campagna elettorale. Nessuna illusione, ma nelle ore di storia scolari chiusi in aula!!                      

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giovedì, 14 febbraio 2008

EUGENETICA????

"SARO'  IN PARLAMENTO PER BRACCARE IL GOVERNO SUI TEMI DELLA VITA, VORREI FARE IL MINISTRO DELLA SANITA'"Giuliano Ferrara

"Il feto era affetto dal Morbo di Klinefelter che sarà mai non c'era il rischio di nascere con tre teste, semplicemente non si sviluppano i testicoli"Giuliano Ferrara

Sintomatologia Sindrome di Klineferter. Il quadro clinico è caratterizzato da: insufficiente virilizzazione, testicoli piccoli, sterilità, azoospermia, elevata statura, aumento delle gonadotropine plasmatiche. Una minoranza dei soggetti affetti dalla sindrome di Klineferter presenta un ritardo mentale,  molti invece hanno difficoltà verbali. I bambini imparano spesso a parlare molto più tardi rispetto ai coetanei e possono avere difficoltà ad imparare a leggere ed a scrivere. I soggetti affetti hanno testicoli piccoli, disturbi della personalità fino al ridotto q.i., ginecomastia (mammelle simil-femminili) pene piccolo alterazioni ossee, prolasso della valvola mitralica 55%, diabete franco 10%, incidenza del carcinoma della mammella 20 volte superiore al normale, leucemie gravi, disturbi psicologici legati alla loro condizione legata all’abitus enucoide.

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martedì, 12 febbraio 2008

Assenza di senso civico

 

Londra, le parole di Federica, un'amara e sconsolata riflessione che ci da il polso della situazione sull'elettore di sinistra:

Cliccando qua e là per i blog degli amici non ho potuto fare a meno di notare che tutti hanno scritto qualcosa sulla caduta del governo e/o sulle future elezioni. Sono rimasta indietro di almeno una settimana e sapete perchè? Perchè

NON ME NE PUO' FREGARE DI MENO.

Mi sento anche un po' in colpa per questa scoperta assenza di senso civico, ma davvero non me ne frega un cazzo. Che ci posso fare? Il mio voto non andrà perduto per un puro caso. Sono in Italia per via della capoeira e quindi andrò anche a mettere una croce su un simbolo qualunque. La capoeira regalerà un voto in più alla sinistra... mi scappa da ridere. Non sarei mai tornata solo per votare, i miei soldi, quelli fornitimi dalla regina (Dio la salvi), li spendo meglio. Se vince Berlusconi per lo meno mi posso incazzare con qualcuno se le cose vanno male, cioè come sono andata fino ad oggi. Chi governa governa tanto nulla cambia. Siamo un paese del terzo mondo che si atteggia da primo solo perchè ha il buco di culo di essere grazioso, d'averci il tempo bello e un monte di turisti. Lavoro evidentemente non ce n'è visto che stanno emigrando anche gli immigrati. Veniamo regolarmente sfottuti da tutti i paesi stranieri per le figure di merda di cui i nostri governanti ci onorano. Un anno fa ho passato una serata intera a ascoltare un gruppo di maltesi (!!) che rideva grassamente per come i giornali italiani avevano affrontato la storia di Veronica e Silvio, quella di Veronica che aveva scritto a Repubblica una lettera non mi ricordo nemmeno per cosa esattamente. Non ho saputo come difendere la causa patriottica. E anche adesso vero, dopo i rifiuti in Campania e il brindisi in Parlamento per la caduta del governo, l'unica cosa che mi sento di fare è falsare un po' l'accento e far finta di essere di qualche altro posto. Ma non spero più nulla. Vedrò il risultato delle elezioni da qui e continuerò a fottermene. Spiacente.

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giovedì, 07 febbraio 2008

RISPOSTE

Quando avevamo ormai tutte le risposte ci hanno cambiato le domande

Eduardo Galeano

 

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martedì, 05 febbraio 2008

68

Nell’anno appena iniziato si celebreranno i primi quaranta anni del 1968. Ci saranno manifestazioni di ogni tipo, io inizio giocando d'anticipo.

Ci sono stati tanti 68 nel 1968, la speranza, il cambiamento, la violenza, hanno segnato molti paesi in quell’anno. Dalla primavera di Praga al Maggio francese, dagli Stati Uniti fino alle temerarie e piccole proteste polacche. Molte cose furono sporcate, molte andarono storte potremmo dire che ben presto l'ideologia e gli apparati s'impadronirono della fantasia e non a caso Debord sciolse in malo modo l'Internazionale Situazionista.
Nel 68 italiano, ed è bene specificare italiano, per certi versi si sostitui un conformismo ad un altro. All’università si usava andare con una specie di divisa composta da giacca e cravatta, durante quell’anno prese piede l’obbligatorietà dell’eskimo. Il 68 è stato almeno nelle sue posizioni di leadership un movimento dei figli della borghesia che contestava la propria famiglia di appartenenza. Pasolini ne aveva fotografato bene la matrice e in presa diretta dopo gli scontri di Valle Giulia. Li sono nate tutte le categorizzazioni del “giocare alla rivoluzione”  per moda, voglia d’emozioni e d’azione (ritenuto concetto di destra, ma ogni rivoluzione ha sempre implicato l’azione) poi riportate in stereotipi nella narrativa e nella cinematografia contemporanea, dove ogni volta che c’è una contestazione i figli di papà giocano alla lotta di classe, salvo poi esser tirati fuori dalla galera dai padri avvocati. In Francia la saldatura fra studenti e operai fu il fatto nuovo, con De Gaulle che si appella alla nazione ormai pronta a scivolare verso la guerra civile.  La durata fu breve però, pochi mesi, e se analizziamo chi occupa le posizioni di prestigio e di potere oggi nei paesi nevralgici di quell’anno, Istituzioni, politica, cultura in particolare masmedia, talvolta anche nel grande capitale, possiamo verificare che i barricaderi furono abili a penetrare quel castello che volevano abbattere. Dal canto suo il potere per disinnescarli li accolse al suo interno usando la più classica delle strategie.

Non è una bestemmia dire con ironia che indossavano “ l’eskimo (con sotto il golfino di cachemire!) ma puntavano già alla direzione del Corriere della Sera”

L’uso di Marx e Hengels come passatempo ha infettato un po’ tutte le generazioni seguenti, è diventato da allora un passaggio obbligatorio intorno all’età liceale e l’università, un viaggio nel tempo a cui tutti ci sottoponiamo attraverso il look, le citazioni, la musica. Finita la sbornia chi vuole rimane e cerca di approfondire, gli altri svoltano e tagliano come si fa con i capelli.

Nel mitizzare quell’anno però non molti sanno che il ripensamento socio culturale degli anni 60 era nato, nella tanto vituperata America, ben prima del 68.

Per esempio l’embrione del femminismo nel 1961 con il Women strike for peace e basti pensare che la dichiarazione di Port Huron è del 1962 e in questa inizia a mischiarsi l’umus sovvertitore dei costumi della beat generation di Kerouac e soci con le rivendicazioni di pace e uguaglianza del nascente movimento per i diritti civili che culmina con la grande marcia dell’agosto del 1963 a Washington accompagnata dai canti di Mahalia Jackson, Dylan e la Baez.

Fra il 1966 e il 1967 arrivò il culmine della ribellione sperimentale, dei nuovi modelli di convivenza sociale, il movimento Hyppies, il Flower Power, il 1968 anche in America è più l’anno della violenza, gli omicidi di Kennedy e King, il radicalismo delle Black Panther gli scontri all’università che culminano nella contestazione contro la guerra del Vietnam in particolare dopo l’offensiva così detta del Tet da parte dei nord vietnamiti.

Tornando in Europa, anche nel vecchio continente i cambiamenti di costume erano già avvenuti prima del 1968. Le minigonne di Mary Quant, la musica dei Beatles e dei Rolling Stones, la nascita delle comuni nord europee sono antecedenti.

Tornando all’italico prodotto umano del 68, beh si potrebbe dire che i capi del movimento non erano proprio in buonafede, Liguori, Mieli, Sofri, Lerner, Cacciari solo per citarne alcuni, ovviamente con dei distinguo  personali di capacità e intelligenze, sono stati abili a sfruttare relazioni e opportunismi manovrando i figli del proletariato con l’illusione dell’abbattimento del potere, in realtà infeudandosi al potere stesso e scoprendo che non era tanto male.

A rileggere articoli di giornale, libri e testimonianze sullo scandire delle giornate di occupazioni e invasioni delle piazze di quel fatidico anno, sembra prevalere l’uso della forza, la manifestazione muscolare, sembra esserci la prevaricazione fisica e intellettuale in nome di presunte superiorità dottrinali, mentre pare essere carente l’affratellamento, una sorta di solarità rigeneratrice, la sperimentazione libera  e incondizionata. Pensiamo al Situazionismo, costruire situazioni ossia "ambienti momentanei di vita, di qualità passionale superiore".

Purtroppo di questi tentativi resta ben poco e guardando all’oggi è vero che gli slogan sono fatti per essere disattesi, ma mai uno lo è stato di più de “la creatività al potere” .

Jacopo

 

 

 

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martedì, 05 febbraio 2008

68 Musica

Quest'anno si parlerà molto di 68, delle "meglio gioventù" che lo hanno attraversato come un frullatore giocoso di esperienze, di vite aguzze, di amori deformabili, e morti divine. Tanti "dreamers" che all'alba della "società dello spettacolo", Guy Debord santo subito, hanno potuto assaporare fra le altre, anche una meravigliosa stagione musicale immersa fra il genere cantautoriale impegnato, e il rock in una delle sue fasi più alte di magmatica libertà. C'erano ancora tutti, chi nel pieno chi in fase nascente, dagli Stones ai Doors, dai Beatles alla Joplin, a Hendrix, Dylan, Clapton... Ma eccolo il 68 rock. Partiamo con alcuni debutti "interessanti": i Jethro Tull partoriscono il loro primo lavoro This Was, gli Stooges dell'iguana Iggy Pop progenitori del Punk, fanno il loro ingresso sulla scena a Detroit. Nascono i grandi Led Zeppelin, dopo che sciolti gli Yardbirds Jimmy Page insieme a John Paul Jones, John Bonham e Robert Plant ne aveva mantenuto il nome, tentando con The new Yardbirds. Muovono i primi passi i Soft Machine di Robert Wyatt. Esordisce il gruppo preferito da Jeff Lebowsky i temibili Credence Clearwater Revival. I Kinks dei fratelli Davies pubblicano la rock-opera The villane green preservation society. Esce Astral weeks di Van Morrison. A Broadway grande debutto del musical pacifista Hair che fa scandalo per le sue scene di nudo integrale. I Pink Floyd iniziano l'addio a Syd Barret i cui problemi mentali si fanno sempre più preoccupanti, è l'esordio della chitarra di David Gilmour che affiancherà Barret per poi sostituirlo definitivamente. La Summer of love del 1967 aveva dato inizio all'epoca dei grandi raduni con il californiano Monterey pop festival, il 1968 vede il grande successo del festival dell'isola di Wight in Inghilterra con la partecipazione di migliaia di beatnik. Insomma è un tripudio di note e novità, di Vietnam e decadentismo, di politica e cultura. Il poeta beat Allen Ginsberg già maturo, scrisse vivendo quel periodo "Noi siamo tutti dei personaggi transitori. Noi teniamo troppo del passato per essere avvenire. Ora ci eclisseremo per far posto alle genti cui appartengono veramente l'avvenire e la nuova società" Sic!


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martedì, 05 febbraio 2008

Visti i tempi lo ripropongo :

Michele Serra - IL futuro ci guarda negli occhi-  tratto da l’espresso n° 3 2007

 

l futuro economico del Paese è avvolto nella nebbia e minato dall'incertezza, tranne che su un punto: Lapo Elkann risolleverà le bandiere ammainate dell'Italian Style. A Firenze, dove si era recato per presentare un nuovo paio di occhiali da sole al carbonio al prezzo speciale di 1.007 euro (l'utile è di sette euro a paio) è stato accolto da due ali di giovani che gli gridavano: "Sei geniale!" (dai quotidiani del 9 gennaio). La mossa fa parte di una strategia di lungo periodo di cui vi anticipiamo le tappe principali.

2008
Nell'anniversario del lancio degli occhiali da sole da 1.007 euro, Lapo Elkann indice una convention commemorativa nel corso della quale ripercorre le tappe di questa avventura industriale. Un grafico illustra l'andamento impressionante delle vendite: la curva è in costante ascesa, dal singolo paio di gennaio alle tre paia vendute in giugno e alle nove di dicembre, per un totale 50 paia e un fatturato di 50.350 euro. L'utile di 350 euro è stato utilizzato per pagare il taxi da Torino a Firenze. Il giovane Lapo spiega, tra gli applausi scroscianti, la sua strategia vincente: li ha comperati tutti lui. Tre o quattro ragazze delle prime file svengono per l'eccitazione. Urla di "Sei sempre più geniale" lo accompagnano all'uscita.

2009
Lapo sbalordisce gli osservatori: con una semplice mossa di marketing, il giovane Elkann ha nuovamente raddoppiato la vendita dei suoi occhiali. Gli è bastato lanciare la moda del doppio paio di occhiali sovrapposti indossati contemporaneamente.

2010
Il successo travolgente degli occhiali da sole convince Lapo ad allargare il campo d'azione. Produrrà anche un monocolo da 507 euro. È il boom. I ragazzi italiani si vestono come lui, vogliono essere come lui. A Teramo uno studente si cava un occhio per poter indossare con più disinvoltura il monocolo 'alla Lapo'. Casi di emulazione in tutto il Paese. Il look alla Lapo è sulla copertina di tutti i settimanali: jeans e felpa, un'idea che parrebbe vecchia come il cucco se i jeans non costassero 2.007 euro e la felpa 5.007. I precari di tutta Italia fanno il leasing per procurarseli.

2011
Quello di Lapo Elkann è ormai un impero. Produce anche occhiali da sole commestibili con la montatura di marzapane. Occhiali da sole a motore che salgono da soli dal taschino alla testa. Occhiali da sole correttivi, che migliorano la forma delle tempie e del setto nasale grazie alla rigidissima montatura di ghisa. E anche un modello da abbinare ai jeans strappati, con le lenti incrinate. Dovunque vada, Lapo deve proteggersi dall'assalto dei giornalisti e delle troupe tv, e da migliaia di fan impazziti. Il mantenimento dell'ordine pubblico è complicato dal fatto che la folla inciampa in continuazione perché porta gli occhiali scuri. Ha una rubrica sul “Corriere della Sera”, 'La frase giusta': una frase di dieci parole ogni settimana, assemblata nel Centro studi della Fiat da un pool di dieci intellettuali.

2012
Oramai affermatissimo stilista, Lapo convince la Fiat a produrre la city-car Lapo. È una brillante vetturetta monoposto, con la carrozzeria di felpa, una linea modernissima a mezze maniche e con il colletto morbido, la scritta “Viva l'Italia”sulle fiancate, lunghe basette incollate ai finestrini. Costa 50.007 euro e riscuote grande successo anche se ottiene solo l'omologazione per essere usata nel corridoio di casa.

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martedì, 05 febbraio 2008

ELEZIONI!!!

ELEZIONI!!!

Si va alle elezioni. Bene, cioè male. 15 anni e non è cambiato niente. Chi aveva il monopolio dell’informazione lo avrà ancora una volta. I pregiudicati saranno ancora eletti, i cittadini non potranno dare le loro preferenze. 27 forse 30 partiti ai nastri di partenza. Alla faccia dell’antipolitica. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Al solito, sacrifici per risanare i conti pubblici, lacrime e sangue e al momento di ridistribuire qualcosa? Lacrime e sangue appunto e tutti a casa. E veniamo agli schieramenti.

Centro destra: eccolo dinuovo coeso, c’è da mangiare tutti a tavola. Berlusconi capo muta, Fini fa il gallo ma sa bene che senza B sarebbe ancora nelle catacombe altro che giocare all’amico di Sarko, la Lega è ancora li, granitica al nord, Bossi ormai tossico capo barbaro, Maroni fa politica. Casini fa il democristiano, è ovvio che questa sarà la sua ultima comparsata su quel carro, la prossima sarà al centro con i vecchi compagni  che vanno a fare da apripista o  addirittura con MR Magoo Veltroni. Ci sono anche i pezzettini, Mastella, Dini, ecc porteranno i loro tributi e saranno meno ribelli che con Prodi. B è bravo ad accontentare gli amici e si sa, prende di tutto, anche Forza Nuova.

Centro sinistra: PD da solo, sanno che perderanno, ma se la vogliono giocare per diventare il primo partito italiano e con questo sparigliare a destra e zittire a sinistra.  Cosa rossa (Noi sic!!) messa male, partita con crediti fino all’11% adesso data fra il 6 eil 7, da reinventare e rivedere. Panda, rischio estinzione.  Italia dei valori, ecc Boh, ma conta poco. Fattore Montezemolo, il “nuovo” che avanza. Tutti single comunque. Il matrimonio è la causa principale del divorzio.

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