giovedì, 31 gennaio 2008

INTO THE WILD

Due parole per dire che ieri sera con amici abbiamo visto Into the wild, l'ultimo film di Sean Pen. C'era una certa attesa per questa pellicola, ma ne siamo rimasti tutti sostanzialmente delusi. Into the wild è la storia vera di un ragazzo apparentemente in cerca della libertà assoluta che in realtà si muove sul filo del suicidio, in fuga dalla famiglia autoritaria e miope dalla quale si sente truffato nei valori e nell' amore. Dopo 2 anni di francescano pellegrinare fra deserto e montagna, senza alcun contatto con i suoi disperati familiari, troverà la sua fine triste e solitaria. Film di stampo hyppies naturalistico, bella fotografia stile National Geographic con gli spazi immensi e contrastanti dell'america in primo piano, ci propone il tema dell'isolamento, il bastare a se stessi, la natura selvaggia e i suoi meccanismi ingovernabili come unica compagna. Ciò nonostante l'uomo non rimane sullo sfondo anche se sempre o quasi visto come causa di guasti, più psicologici che fisici. Comunque visto che in un modo o in un altro siamo sempre soli al mondo, facciamocela amica la solitudine, proviamo a cercarne la complicità. Ma proprio la solitudine esce sconfittà, l'uomo è animale sociale, i momenti di maggior interesse sono quando Supertramp (già, così si ribattezza dopo sua rottura con il passato) scambia con altre vite, ci fa osservare esistenze diverse. Il tentativo di fare della solitudine la compagna ideale in comunione con la natura fallisce miseramente, perche anche le meraviglie del mondo appaiono meno luccicanti se non le condividi con qualcuno. Il ragazzo alla fine lo capisce, ma quando è troppo tardi. Sinceramente la trattazione dei temi portanti appare banale e scontata, forse vale la pena leggere il libro di John Krakauer (ho apprezzato il suo Aria Sottile) che ha raccontato la storia vera di Christopher McCandless. Imperdibile la colonna sonora di Eddie Vadder                                              

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mercoledì, 30 gennaio 2008

"Tutto è disordine sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente"

Mao Tze Tung

 

 

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categoria:ispirazioni
martedì, 29 gennaio 2008

Ieri sera Il Cardinal Ruini era ospite di un orgasmante Ferrara nella sua trasmissione 8e1/2. Durante la chiacchierata familiare così l’ha chiamata Ferrara a Ruini è scappata questa frase “noi sappiamo quale è il bene”

Esatto, avete capito bene, loro sanno cosa è il bene. Il contesto era l’atteggiamento che i cattolici devono tenere, rispetto ad alcuni temi etici. Su quelli, LUI, LORO, ESSI sanno cosa è il bene. Ma Mr Burns Ruini aveva anche detto fra le righe che, beh insomma,lui, (loro, esso, It) in realtà saprebbe cosa è bene per tutti, ovvio, ma si rivolge esclusivamente ai cattolici, perchè costretto diciamo, da questo Stato e questa Costituzione.

Ora scomponiamo la frase “Noi sappiamo cosa è il bene”

Noi – Chi sono loro (i vescovi tutti, la chiesa, l’opus dei, il papa, Dio!!!!????)

Sapere – Beh qui c’è quanto meno un po’ di presunzione, sono tanti i saputi dell’umanità che non hanno fatto il bene del prossimo, non faccio nomi.

Bene – Il bene è un concetto assai astratto, e in tema di Diritti civili, dati quelli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, assai mobile. Una parte non può sapere ciò che è bene per tutte le altre.

Scrive Fernando Savater nel suo bellissiimo articolo sul Pais Elogio della tolleranza:

“...In campo religioso la tolleranza democratica significa riconoscere il diritto di ciascuno a praticare un credo religioso a sua scelta, fin tanto che questo culto non violi le leggi civili (in caso di contrasto saranno queste ultime ad avere la supremazia); tale diritto individuale non deve, però, mai trasformarsi in un dovere per nessuno né, ovviamente, per la comunità nel suo insieme. Nessuna autorità religiosa può aspirare a trasformarsi in una sorta di tribunale superiore che giudichi quali leggi debbano essere accettate e quali respinte, che pretenda, cioè, di tramutare quelli che, per lei, sono «peccati» in «reati» per tutti in base al Codice penale. Ed è giusto non dimenticare neppure che il rifiuto di credere nel soprannaturale (in nome della verità o della ragione, per esempio) dev’essere un atteggiamento religioso difeso e protetto dalla legge. Lucrezio, Voltaire, Freud e Nietzsche sono figure della storia della religione proprio come Sant’Agostino o il cardinale Newman.”...
Riflettiamoci su

Jacopo Landi

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lunedì, 28 gennaio 2008

«Assomiglia molto a quello che è successo ai neri del Sudafrica. Ho visto l'umiliazione dei palestinesi ai check points e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi ci impedivano di circolare». Con queste parole il vescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, descriveva la sua visita in Terrasanta.

Cittadini a metà, oggi un po’ lo siamo tutti, piace sentirsi così soprattutto a noi occidentali, piace per una sorta di cosmopolitismo modaiolo che ci ha abituati al viaggio e ci spinge a tollerare le nefandezze neocoloniali, salvo ritornare a reclamare un diritto pieno di cittadinanza quando sentiamo l’intrusione di chi ci appare diverso.

 

Diversi sono i cittadini che non esistono, che non hanno diritti, i senza patria, abitanti di città che non ci sono, bidonville, campi profughi, luoghi contesi, fino a giungere a uno dei territori più ricchi di storia e spiritualità del pianeta, la Palestina, un “paese che non esiste”.

Gerusalemme ovest è dal 23 Gennaio 1950, in contrasto con le risoluzioni dell’Onu, capitale dello stato d’Israele. Da Gerusalemme ovest si entra ufficialmente in un “paese che non esiste”, un luogo che non si può neanche nominare. Non si può dire in Israele, vado in Palestina, non si può dire vado in un posto che non c’è, pronunciare questa frase significa fare un’immediata scelta di campo, un secondo e si pensa a noi come sovversivi rischiando di essere accompagnati in un posto di polizia per accertamenti.

Ma la Palestina c’è, basta oltrepassare la Porta di Damasco ed ecco Gerusalemme est, l’altro da se, un’altra città, contesa strada per strada, casa per casa, pietra per pietra, colonizzata a macchia di leopardo come il paese al quale introduce, una serie di villaggi e terre ormai rinominati, spesso senza più storia, chiamati dal 1967 Territori Occupati, dicitura da un lato totalmente esaustiva, ma che non spiega nulla, territori che negli anni si restringono e si allargano come una fisarmonica includendo ed escludendo, uomini, donne, persone.

Uno dei drammi più forti per ogni individuo è la rottura traumatica di un legame profondissimo, quello con la terra, la propria terra. Ce ne dimentichiamo sempre quando guardiamo un immigrato, che pensiamo sbagliando, abbia comunque scelto, non pensiamo mai a cosa si è lasciato alle spalle, a ciò che racchiude nella sua memoria.

In Palestina si è cercato di cancellare un popolo con vari strumenti: dall’espulsioni di massa, alla disintegrazione di un legame sociale ancestrale costruito nei villaggi fulcro della società contadina, azione questa funzionale alla teoria, la dimostrazione antropologica attraverso la quale il progetto Sionista tenterà per decenni di negare l'esistenza stessa di una popolazione indigena non ebrea che vive sul territorio palestinese. Dimostrare ai palestinesi che parlano di qualcosa che non c’è, che loro non ci sono, è ciò che è successo nel “paese che non esiste”.  

Nahalen sorge al posto di Maalud, il Kibbuts Gevat al posto di Gibata, Kfar Yehoshua al posto di Tel Shaman. Cancellare villaggi per cancellare memorie, cancellare villaggi per cancellare persone per distruggere cittadinanza.

Dalla propria terra si parte sempre per tornare, e cosi fecero i cittadini cancellati portando con se chiavi di casa, documenti catastali, cartelle delle tasse che accertavano la loro proprietà, che certificavano il loro esistere come cittadini. La speranza e il diritto contro la forza.

Le colonie diventano insediamenti che creano nuovi cittadini, i profughi rimangono tali, le famiglie si disgregano, la mobilità è impossibile nel “paese che non esiste” e così le persone si allontanano e piano piano ci si abitua a pensare lo status quo come permanente.

Anton mi racconta di sua nonna e io sono sensibile alle nonne, siamo a Bethlehem e sua nonna sta poco lontano, una manciata di chilometri più a sud verso Hebron, lui non può raggiungerla, gli servono tre mesi per avere un permesso da scambiare con una manciata di chilometri. Mi chiedo se non puoi raggiungerle le persone se esistono ancora, se esistono davvero. Tony si pulisce gli occhiali dai granelli di sabbia che arriva dal deserto della vicina Giordania, mi racconta dei suoi studi a Firenze, ha vent’anni, l’occidente gli piace, ma lui vuol essere cittadino qui, lui è cittadino del “paese che non esiste”.

Sono passati quasi 3 anni da quando sono stato in Palestina, nei territori occupati la così detta West Bank, quando erò la il così detto Muro difensivo Israeliano aveva già raggiunto circa 200km di lunghezza entrando già nei territori, Bethlehem dove facevamo base, aveva iniziato ad essere circondata da questi enormi tronconi di cemento armato fortificato alti fino a 9 metri. Adesso è completamente circondata, adesso questa cittadina stupenda ricca di cultura di convivenza, intrappola dentro di se come una cella d’isolamento le speranze di tanti ragazzi che nelle difficoltà di un conflitto vogliono riprendersi la loro vita.

Anton ora è a Ramallah, è ottimista e continua a studiare

                                                                                                   Jacopo Landi

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categoria:politicamente
lunedì, 28 gennaio 2008

Un lungo mozzicone schiacciato nel lavabo di una toilette è come il film del ritratto morale di un uomo. Eccolo: volgare, prepotente, stupido, generoso tutto per se nel coito, pieno di denaro truffato o arraffato, indifferente alle sciagure degli altri, distruttore di animali e di piante, cacciatore, lettore di giornali sportivi, avido, pesante in tutto, rumoroso, vociante, ignobilmente pratico, mangiatore di carni rosse, salatore, bevitore di caffè, vestito di abiti costosi, profumato, rispettoso della potenza, adoratore delle macchine.

Andato li per pisciare, ha lasciato la sua fotografia; il nome non importa.

 

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categoria:poesia
lunedì, 28 gennaio 2008

In tempi difficili per la Sinistra tra ricerca di unità e la frammentazione dei frammenti,  simboli da reinventare e rischi d'estinzione, riscopriamo un dialogo che è stato pressoché un topos  per un'intera generazione mentre molti cercavano di rispedire i Lama in Tibet, Nanni ci mostrava "la via narcisa al socialismo"

Michele fa le prove da solo, ad alta voce:

M'intimidisci. Sai, tu m'intimidisci molto. E....sono innamorato di te. Volevo sapere se ci si poteva vedere per parlare un po', sì noi due. Comunque sono molto bloccato. M'intimidisci molto. Sono innamorato di te... mah...

Michele al  telefono con Flaminia:

Ciao come stai? Sì senti, no, sono un po' bloccato....ti volevo dire se  ci si poteva innamorare di me.... Ti volevo dire se ci potevamo vedere per innamorarci di me. Sono innamorato di te. Ti volevo vedere per parlarne....Sono molto bloccato. M'intimidisci molto. Sì...

 Michele al telefono per la serata:

No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no…ah no: se si balla non vengo. No, no…allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola.

 

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lunedì, 28 gennaio 2008

"Sono stati manovrati perché credessero che il problema fosse già stato analizzato, così non hanno cercato di analizzarselo per conto proprio."
(Malcolm X)

postato da: jacopolandifi alle ore 13:05 | Permalink | commenti
categoria:ispirazioni
lunedì, 28 gennaio 2008

Le astuzie della Chiesa e l’impotenza della politica 16/01/2008

 

Io credo che questo sia solo l’ultimo atto (per ora) di una campagna ben orchestrata, e tutti, nella scena che il Vaticano aveva pensato di proporre, hanno fatto la loro parte decretandone il successo. Ovviamente la Chiesa avrebbe vinto comunque, ma così diventa una vittoria schiacciante con tutti i media a prendere le accorate difese del Pontefice imbavagliato.

A nulla serve ricordare che, dire che Il Papa non ha diritto di parola in Italia è come dire che la situazione dell’immondizia di Ginevra è peggiore di quella di Napoli o che Berlusconi non smentisce mai se stesso, perché se c’è qualcuno che in Italia può veramente permettersi di tutto è proprio la Chiesa Cattolica e le sue gerarchie, in barba alle violenze del passato e del presente, ai soprusi, le collusioni, e le ruberie commesse.

 

Tutti si sono dimenticati che lo Statuto Albertino  e il Concordato (1929) mantennero alla religione Cattolica il privilegio di essere riconosciuta religione di stato. Quando si arrivò alla Costituente tutte le forze politiche insieme affermarono che “lo Stato e la Chiesa sono ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, oggi una simile convergenza sarebbe pressoché impossibile.

Ma i cattolici volevano di più, hanno sempre voluto di più, un riconoscimento del ruolo primario avuto dalla Chiesa in Italia.  E quindi nel clima di ricostruzione e di riconciliazione post bellico non si andò allo scontro frontale  e si decise di lasciare i Patti Lateranensi sottoscritti dal fascismo nel 1929 come elemento giuridico di accordo fra le parti.

Con quell’accordo siamo arrivati al 1984. Già sembra incredibile, ma in Italia la Chiesa ha goduto di privilegi straordinari e dello status di religione di stato fino al 1984 quando il Concordato, attenzione, non è stato riscritto ma rivisto.

 

Venendo all’oggi è chiaro che l’ingerenza continua negli affari di Stato italiani di Papa Ratzinger e dei suoi ministri e della tiepidissima azione di contenimento della politica tutta, attentissima più ai titoli quotidiani dell’Osservatore romano che alle richieste di libertà civili dei suoi cittadini avrebbero portato a una qualche reazione.

Ratzinger, ma il progetto entra in azione già con Giovanni Paolo II, ripropone in nome della mancanza di valori dell’occidente una chiesa tradizionale e inquisitoria, ma tralasciando gli affari loro perché finche sono affari di fede riguardano appunto i fedeli, propone a noi cittadini tutti e allo Stato laico i suoi diktat  condannando aborto, eutanasia, fecondazione assistita, ricerca sugli embrioni, ricacciando indietro i diversi tutti a partire dagli omosessuali e mantenendo una costante e indebita pressione su ogni questione politica che riguarda il nostro già malandato Stato.

Le sponde al vaticano non mancano, oltre ovviamente a quelle politiche tradizionali che consentono da anni per via legislativa il mantenimento di privilegi fiscali e giuridici, se ne aggiungono di nuove. Soggetti che si definiscono laici proprio per creare l’esasperazione del contrasto, con vasto seguito mediatico che si accreditano come i riscopritori degli alti valori morali  e filosofici di cui è portatrice la Chiesa. Uno su tutti, Giuliano Ferrara che in clima di revisione della L.194 lancia addirittura il progetto di Moratoria internazionale antiabortista sulla scia di quella contro la pena di morte. Il suo pezzo roboante di ieri sul foglio nel quale lui che vorrebbe difendere la liberta di pensiero altrui, diventa con la violenza del linguaggio che mostra verso chi non la pensa come lui quasi solipsista, è la dimostrazione che è la Chiesa e il suo mondo che non si pone in maniera dialogante con chi vuol vivere diversamente e che Ferrara è ormai diventato la punta di lancia di tutti i neoconservatori del paese.

 

 

E poi un po’ di chiarezza, a chi dice che la rinuncia del pontefice è un ‘occasione persa di dialogo bisognerebbe ricordare che l’intervento a cui era chiamato Ratzinger, la Lectio Magistralis non è un dibattito, un confronto di tesi, uno scambio, si tratta invece di un intervento secco che prevede un uditorio muto.

A conferma però che ci siamo fatti mettere nel sacco dal Vaticano, nonostante l’onestà del Prof. Cini e degli studenti, c’è la diffusione pubblica dell’intervento che il Papa avrebbe dovuto leggere alla Sapienza. Ovviamente di basso profilo e da bravo papà.

Credo che mai come ora ci sia bisogno di fare chiarezza, d’informare i cittadini sui valori laici del nostro Stato che sono nella Costituzione e di difendere i vecchi e i nuovi diritti che lo sviluppo e il progresso sociale devono necessariamente portare con se.

                                                                                                           

Jacopo Landi

«Sono in totale disaccordo con le affermazioni dell'arcivescovo di Madrid e quello di Valencia. Lo sviluppo delle libertà individuali si affianca alla democrazia. Nessuno può imporre la fede né la morale né i costumi: solo il rispetto delle leggi, un rispetto che è il Dna della democrazia»

José Luis Rodriguez Zapatero El Mundo 6 gennaio 2008

                                                                                              

 

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lunedì, 28 gennaio 2008

La Verità su Ilaria e Milan è la nostra verità 04/12/2007



Il Gip di Roma non archivia l'omicidio di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Ci concedono un altro permesso, un'altra possibilità di verità e noi abbiamo il dovere di continuare a cercarla, sperando che per il Palazzo non sia l'ennesima operazione di facciata.
C'è la vita di due persone, investigatori della notizia, di quelli che cercano di mostrarci il mondo e soprattutto il potere per com'è e non per come vuole apparire, che va restituita al sole della giustizia. Una vita che va ripulita dal sangue nel quale giacevano inermi e raggomitolati i loro corpi crivellati di colpi, esibiti alle telecamere da tale Giancarlo Marocchino pofessione imprenditore/faccendiere, già faccendiere, cosi li chiamano, significa all'occorrenza spia, mercenario, trafficante.
I nostri, nell'inferno di Mogadiscio, che ancora oggi è tale e quale a 15 anni fa, un non luogo dove si uccidono i cani per mangiare, si fa strage di donne e bambini che si accalcano ai pozzi per bere, si vive come spettri e ci si aggira di notte alla ricerca di briciole di sopravvivenza protetti dall'oscurità dai tentativi di stupro, di violenza, di cannibalismo; i nostri dicevo, avevano capito che dentro l'essenza di quella guerra, fatta appunto di signori della guerra, etnie religiose  in lotta, posizioni d'influenza nell'area dei paesi vicini, ce n'erano altre, risorse energetiche, riciclaggio di rifiuti, commercio d'armi.
Il Bel paese pare si fosse appaltato l'area stoccaggio di rifiuti tossici e traffico d'armi. In entrambi i settori facciamo scuola. Nel primo la nostra facoltà d'elite si chiama Mafia spa, la nostra azienda leader. Nel secondo siamo sul podio mondiale per la tecnologia e la produzione di sistemi d'arma e in particolare di armi leggere.
Il resto è la semplice applicazione di deduzioni logiche e di quel principio di evidenza tanto caro a monsieur de la Palisse. Nel macello confuso della guerra si fanno affari con la morte e la disperazione, gli Stati, le Democrazie dal volto sorridente fanno anche questo, in questo caso si schieravano forze militari pacificatrici che si vedevano sparare addosso con fucili venduti dallo stesso Governo che ne aveva autorizzato la missione, che, già che c'era, smaltiva tonnellate di rifiuti tossici, su spiagge incontaminate o direttamente in mare affondandoci grandi navi cargo.
Ilaria Alpi con il suo sorriso dolce, ma con la determinazione gentile e spietata che solo le donne hanno, aveva capito, aveva indagato, aveva fatto riscontri e trovato fonti.
Così il potere degli uomini in grisaglia ha preso Ilaria e Milan e li ha fatti ammazzare come cani, preoccupandosi poi di nascondere le prove, cancellare filmati, distruggere appunti, manomettere referti, far sparire testimoni.
Questa volta cerchiamo di arrivare alla verità, lavoriamo tutti per la verità, che tolgano i sigilli alle menzogne, che gli uomini della sinistra tentino di far sentire la loro voce dove conta, e se non fosse così proviamo a prendercela noi la verità, per rispetto a chi punta la propria vita, quindi tutto,  per mostrarci il mondo per com'è, per far vedere a noi stessi come realmente siamo.

                                                                                                                  

JacopoLandi

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categoria:politicamente
lunedì, 28 gennaio 2008

"Saremo identici a come eravamo" 12/12/2007

La nuova cinquecento fa schifo e per questo piacerà e ne venderanno a migliaia. Il fenomeno del recupero stilistico che attraversa ogni campo culturale e tecnico è la sintomatologia di una società improduttiva dal punto di vista delle idee il cui cuore batte flebile in attesa di uno shock violento e salvifico.Suscitare ricordi ecco di cosa siamo capaci, riavvolgere il tempo come se la contemporaneità non esista, la macchinetta che ci riporti agli ottimistici anni del boom!! La nostalgia che passa dalla tv, dai volti dei vecchi politici, dalle sagge esperienze di mistici defunti. La nostalgia di una complessità più governabile, meno regolata e per questo percepita più libera, un po' come il capitalismo senza capitale, che puzza mafia e fascismo inteso non come regime, ma come castrazione della fantasia, amputazione dello spazio-tempo, disconnessione della nostra dimensione interiore con tutte le energie vitali del cosmo.Incapaci di produrre stile, vogliosi di vivere in ere mitologiche che appartengono tutte al passato, lenti e scontati nel procedere a una visione del futuro. Ecco che ricostruiamo un mondo, un "sistema degli oggetti" capace di riportarci al passato visto che quello non torna, il messaggio dei ragazzi avvizziti che ci governano è "Saremo identici a come eravamo" Io non voglio esserci

                                                                                                                                                            Jacopo landi

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